Grandi storie di vite comuni

Per scrivere un bel libro certe volte basta poco: trovare una storia convincente, dei personaggi interessanti e un mondo che funzioni. In poche parole si tratta di dipingere con le parole una vita. Banale? Forse sì e forse no, ma la vita è l’unica cosa che alla fine ci interessa, no? Perché senza vita non ci saremmo nemmeno noi e perché la vita basta a se stessa per trovare un senso e davvero non c’è bisogno di nient’altro.

Tutto questa introduzione pomposa e volendo anche autoritaria per presentare due libri che che di vita, appunto, parlano: la storia di un professore universitario la prima e quella di una famiglia brianzola la seconda; tanto famosa e celebrata la prima quanto misconosciuta la seconda. Parliamo di Stoner e di L’erba che fa il grano.

Partiamo da Stoner e poi torniamo in patria. Allora, questa è la storia di lui, del signor William Stoner, che da bambino va a scuola e gli piace la matematica; è un bambino timido e riservato, ma no, questo non fa da preludio a scene di bullismo e quindi di chissà quali traumi. Lui semplicemente si fa i fatti suoi, e mantenendo questa linea cresce e prosugue gli studi, fino a laurearsi. Poi, visto che l’ambiente universitario gli piace, decide di rimanere all’università e diventa professore, professione che manterrà fino alla pensione, e con questo la parte del lavoro e della pagnotta è a posto. Veniamo a quella sentimentale: conosce una ragazza, di buona famiglia, i rispettivi genitori sono d’accordo e la sposa, e con lei ci fa anche una figlia. Fine. Mancava qualcosa al romanticismo, vero? E infatti la sua vita da sposato è piatta e ripetitiva, tanto che si troverà un’amante nel campus che frequenta, con la quale le cose vanno bene per un po’, ma poi si lasciano. Poi lui si ammala e muore. E questa è la storia di Stoner, fine del libro, ma è una storia che vi appassionerà tanto da non poter smettere di leggere. Perché?, vi chiederete. Perché non serve chissà che per la vita, serve respirare, basta mettere un piede davanti all’altro tutti i giorni, e la vita va avanti da sé. Per confezionare invece un grande libro bisogna saper scrivere, e in questo John Williams è un maestro.

Come lo è del resto il nostro Paolo Repossi, che in L’erba che fa il grano di che parlerà? Parla semplicemente di una famiglia, dal nonno ai nipoti. Un libro che si rivolge diritto al cuore di tutti noi e che racconta senza tanti fronzoli con grande semplicità ed efficacia le vicende di tre generazioni di Mezzadra: dal podere della Sbercia alla città e non solo, dalla coltivazione del grano alla vendita di automobili e al lavoro in banca e molto altro per poi richiudere il circolo tornando al punto di partenza, al momento in cui i nipoti decideranno di riaprire il ristorante di zio Nanni, chiuso alla morte dello stesso. Capito poco, vero? Difficile condensare in poche parole la storia di una ventina di persone, dalla fine della Prima Guerra Mondiale al Fascismo alla Seconda Guerra Mondiale, per poi arrivare al boom economico e quasi alla contemporaneità. Un centinaio di capitoli brevi e lunghi fitti fitti che sono tante piccoli acquerelli dipinti ad ocra, un arazzo da tessere o un mosaico da ricostruire, una storia dolce e amara come lo è la vita, una saga familiare narrata con semplicità e amore, l’amore per una terra, l’Oltrepo pavese, che è l’amore per ogni terra. Un altro piccolo grande libro che se non l’avete ancora letto vi siete finora persi un piccolo grande capolavoro.

Chiudendo l’articolo, vi lasciamo con le parole e la musica di uno che la vita l’ha sempre celebrata e ringraziata.

Buona vita a voi!

Dite la vostra