Il bello delle donne

Iniziamo l’anno parlando di donne, che ne dite? Vi va? Dedichiamo questo primo articolo all’altra metà del cielo e facciamo in modo ci impegnarci per ringraziare le nostre mogli compagne sorelle figlie nipoti colleghe amiche e tutte le altre per il solo fatto di esistere e di essere al fianco di noi maschietti.

Questo vuole essere un articolo di rottura e di riflessione, per cui la prendiamo alla larga e ci addentriamo nel mondo distopico di Louise O’Neill con Solo per sempre tua, libro del 2014 che presenta una società solo apparentemente lontana anni luce dalla nostra, ma dove i maschi sono stati decimati e il cui seme diventa fondamentale per la prosecuzione della specie: fondamentali sì, ma a quale prezzo? A un prezzo altissimo per le donne, il cui unico scopo è di essere scelta da un uomo, fornire un erede maschio – le bambine saranno automaticamente uccise -, diventare amanti o istruttrici e poi a 40 anni saranno in ogni caso uccise. Una donna deve essere bella e accogliente, punto! Tutto il resto sono orpelli inutili e dannosi. Vi lascio scoprire altri dettagli su wired e poi naturalmente non vi rimane che leggere questo libro tanto bello quanto inquietante.

Nonostante tutto continuano a piacervi le donne oggetto che lavano stirano e cucinano? E chi siamo noi per giudicare? Ci si permetta solo di fornire materiale di riflessione e a fagiuolo capita Ira Levin con il suo bellissimo libro La fabbrica delle mogli, poi fortunamente trasposto al cinema con il film La donna perfetta con Nicole Kidman. Certo, di differenze tra il libro e il film ce ne sono, ma nulla toglie a questo testo della sua evastante e corrosiva analisi sociale. Protagonista è Joanna, donna newyorchese colta ed emancipata, sposata, madre di due figli, che, a causa di un esaurimento nervoso, decide di trasferisri con la famiglia nella ridente e pastellosa Stepford dove le donne sono dedite solo allo shopping, alla cucina e ad accudire il proprio marito. Tutto questo naturalmente non farà che turbare sempre di più la nostra eroina, in un crescendo di situazioni e di emozioni, fino al devastante momento della verità finale.

E ora rimaniamo nel mondo di plastica ma ci prendiamo una piccola pausa musicale: vi ricordate gli Aqua con Barbie World del 1997? Quale migliore canzone dopo i primi due libri proposti?

Fine della ricreazione, torniamo seri: La donna a una dimensione, di Nina Power, è il prossimo testo da tenere sul comodino e a questo proposito parliamo di femminilità e di femminismo. Qui l’autrice si interroga su che significhi essere donna oggi e che cosa sia il femminismo attuale: avere dei diritti o avere diritto a un marito ricco e gambe ben depilate? La domanda non è banale, in quanto in un momento di post-femminismo dove il lavoro, la libertà di pensiero e il divorzio sono dati come ormai acquisiti, sembra che per la donna l’importante l’apice della realizzazione risiederebbe nel possesso di costose borsette, di un vibratore, di un appartamento e di un uomo – senz’altro in quest’ordine. Che l’apice della supposta emancipazione delle donne possa perfettamente coincidere con il consumismo è un triste indice della miseria politica della nostra epoca. Ma naturalmente c’è di più. Oggi il «femminismo» sembra essere ovunque: pretesto per vendere qualunque cosa, dai vibratori alle scarpe di lusso fino, ovviamente, alla vendita di sé. Ma com’è possibile che il femminismo sia diventato un discorso egemonico perfettamente integrato alle esigenze del mercato? Come se ne sono impadroniti i vecchi nemici? Questo libro mostra che questa nuova forma di «unidimensionalità» non è per le donne necessariamente un destino, e che la battaglia femminista sta davanti a noi e non dietro di noi.

Con l’ultima autrice speriamo di sollevare un vespaio, lo stesso che si è generato all’uscita dei libri di Miriana Costanzo.

Naturalmente stiamo parlando di Sposati e sii sottomessa. Pratica estrema per donne senza paura e di  Sposati e muori per lei, due libretti che giustamente indignano anche solo per il titolo, soprattutto il primo, ma forse forse vale la pena di andare un pochino più a fondo della questione. Costanza Miriano confeziona qui un breviario per avere un matrimonio felice, dove per funzionare ognuno deve accogliere i ruoli che la natura ha dato. Certo, “Sposare un uomo, che appartiene irrimediabilmente a un’altra razza, e vivere con lui, è un’impresa. Ma è un’avventura meravigliosa. E la sfida dell’impegno, di giocarsi tutto, di accogliere e accompagnare nuove vite. Una sfida che si può affrontare solo se ognuno fa la sua parte. L’uomo deve incarnare la guida, la regola, l’autorevolezza. La donna deve uscire dalla logica dell’emancipazione e riabbracciare con gioia il ruolo dell’accoglienza e del servizio. Sta alle donne, è scritto dentro di loro, accogliere la vita, e continuare a farlo ogni giorno.” Da qui la sottomissione della donna alla famiglia, ma la profonda religiosità cattolica dell’autrice traspare anche e forse di più nel secondo dei suoi testi trattati, Sposati e muori per lei, dove dice senza mezzi termini che “Sta alla donna aiutare l’uomo a ritrovare il suo ruolo virile, paterno, autorevole. Un ruolo che – diciamocelo – si è un po’ perso per strada, così che troppe volte ci ritroviamo in casa dei maschi disorientati, poco preparati a prendere in mano le situazioni più delicate e a salvaguardare l’equilibrio della famiglia. Ai difetti degli uomini spesso corrispondono i difetti delle donne: si alimentano a vicenda. Ed è questa perversa complicità che può essere spezzata, con un tocco di saggezza, di esperienza e tanta ironia. Forte delle sue profonde convinzioni cattoliche, l’autrice ci insegna a ritrovare il significato – e il coraggio dello stare insieme.”

Noi siamo arrivati alla fine, sperando che questi libri possano far pensare e parlare di una questione che è di dolorosa attualità, dolorosa anche perché nemmeno dovrebbe esistere tutta la quaestio femminile, ma purtroppo l’albero da cui siamo scesi è ancora tanto, troppo vicino. Però stiamo crescendo, dobbiamo crescere.

Dunque, a tutte e tutti un buon anno!

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