Prime uscite del 2017

Bentrovate e bentrovati in questo nuovo anno di grazia 2017, cambiato qualcosa? solo l’ultima cifra dell’anno? Eppur si muove, signore e signori, eppur si muove, e non c’è miglior dimostrazione che andare a vedere in libreria per fare la conoscenza delle ultime novità con cui le case editrici ci danno il benvenuto in questi nuovi 365 giorni pieni di sorprese e di sfide.

L’incipit era un po’ tirato, eh? me ne rendo conto, ma in qualche modo anch’io devo pur romperlo il ghiaccio, no? Ma ora bando alle ciance, ché l’anno è già ricco di pubblicazioni e di titoli gustosi e interessanti e iniziamo con un libro tutto al femminile: “La ragazza nell’ombra” di Lucinda Riley, terza parte della serie delle Sette Sorelle, dove sarà Star, dopo Maia e Ally, a dover affrontare intrighi di corte, tradimenti e misteriose cospirazioni per crescere e decifrare i misteriosi indizi che il padre le ha lasciato in eredità per scoprire le sue vere origini. Silenziosa ed enigmatica, appassionata di letteratura e cucina, Star è la terza delle sei figlie adottive del magnate Pa’ Salt e vive da sempre nell’ombra dell’esuberante sorella CeCe. Fin da piccole le due sono inseparabili: hanno un linguaggio segreto che comprendono solo loro e hanno passato gli ultimi anni viaggiando per il mondo, guidate dallo spirito indomito di CeCe, di cui Star è abituata ad assecondare ogni desiderio. Ma adesso, a solo due settimane dalla morte del padre, CeCe decide che per entrambe è arrivato il momento di fissare un punto fermo nelle loro vite e mostra a Star il magnifico appartamento sulle rive del Tamigi che ha intenzione di comprare per loro. Per la prima volta nella sua vita, però, Star sente che qualcosa in lei è cambiato: quel rapporto quasi simbiotico sta rischiando di soffocarla. È ora di trovare finalmente la propria strada, cominciando dagli indizi che Pa’ Salt le ha lasciato per metterla sulle tracce delle sue vere origini: una statuetta che raffigura un gatto nero, il nome di una donna misteriosa vissuta quasi cent’anni prima e il biglietto da visita di un libraio londinese. Ma cosa troverà tra i volumi polverosi di quella vecchia libreria antiquaria? E dove vuole condurla realmente Pa’ Salt?

Cambiamo genere e incontriamo una storia di avventura e di speranza. “Lion. La strada verso casa”, di Saroo Brierley, è una storia commovente e intensa che ha conquistato il mondo e ora è diventata un film importante, qui il trailer. «Dovevo scoprire da dove venivo, anche solo per lasciarmi tutto alle spalle. Volevo rivedere il luogo che tante volte avevo sognato.» Immaginate di avere cinque anni, di vivere in India, di conoscere a malapena il vostro nome e di non aver mai oltrepassato i confini del piccolo villaggio in cui vivi. Immaginate di salire per sbaglio su un treno e che all’improvviso le porte si chiudano. Immaginate di viaggiare per un tempo che sembra infinito e, alla fine del viaggio, di ritrovarti catapultato nella più povera, caotica e pericolosa metropoli del mondo, Calcutta. Questa è la vera storia di Saroo, resa ancora più straordinaria da ciò che accade venticinque anni più tardi, quando, cresciuto in Australia da una famiglia adottiva, decide di provare a rintracciare sua madre e i suoi fratelli. Nonostante non ricordi il nome del suo villaggio, con pazienza e determinazione infinite, trascorre il suo tempo a esaminare attraverso Google Earth ogni linea ferroviaria indiana, fino a trovare un luogo familiare. Ma per scoprire se quell’immagine sfocata è veramente casa sua c’è un solo modo. Andarci di persona.

Presentiamo i prossimi libri come si farebbe con una provocazione, anzi, tre provocazioni. La prima è senza dubbio “La gioia di pensare”, di Vittorino Andreoli, elegia e invito accorato a utilizzare quella straordinaria facoltà che ci ha permesso di scendere La gioia di pensaredagli alberi per non tornarci mai più e di diventare anzi i dominatori del pianeta, un’attività che paradossalmente adesso che siamo bombardati da migliaia di stimoli stiamo lentamente riemettendo nel cassetto. Viviamo in un tempo che ci distrae, in un empirismo che ci allontana con forza dalle occupazioni che sanno dare un senso alla nostra esistenza. Eppure questa deprivazione costante delle fonti essenziali di gioia può essere riconquistata ripristinando alcune semplici abitudini. La principale è senz’altro la feconda arte del pensare. Un esercizio a cui dedichiamo sempre meno energie e che proprio per questo impoverisce anche il nostro vissuto emotivo. Basterebbe poco per cambiare, per esempio tornando a usare quell’agenda che si è fatta virtuale, trascrivendo i nostri pensieri e trasformandoli in guida per il futuro. Dopo averci insegnato a ritrovare “la gioia di vivere”, Vittorino Andreoli compie un ulteriore passo avanti con questo libro in cui coinvolge i lettori in un appassionante gioco di pensieri che attivano pensieri. A molti potrà sembrare strano che un semplice taccuino in cui si dispiegano i giorni dell’anno possa servire a compiere una rivoluzione così profonda. “Ciascuno di noi vorrebbe vivere meglio, almeno un po’ meglio, sognando il meglio possibile, e per questo c’è bisogno di programmare, di immaginare che cosa scrivere giorno dopo giorno in un’agenda dell’anno che è appena cominciato.” Perché annotare i propri pensieri permette di ricollocarci a contatto con il nucleo interiore più profondo, anche quando sono pensieri indignati dalle notizie di cronaca.Pensare serve a capire meglio chi siamo, dove andiamo e dove trovano posto i nostri desideri più intimi. È per questo che l’arte di pensare deve essere coltivata come un giardiniere fa con i suoi fiori più delicati, per non dimenticare un talento così poco produttivo nell’immediato ma fondamentale per afferrare il futuro che sogniamo per noi.

Proseguiamo la serie delle provocazioni presentando due libri assolutamente inutili eppure dannatamente necessari, due libri che parlano di noi ma noi non lo sappiamo, di cose che ci hanno dato la vita e che non ringraziamo mai, di argomenti se vogliamo banali ma la cui attualità ci sorprende sempre per il loro continuo rinnovarsi. O che sarà mai direte voi? Chissà, forse nemmeno ci avete mai davvero pensato sul serio e anch’io confesso che se ora mi faccio bello con questi paroloni è perché ho avuto la fortuna di avere maestri ispirati. Parliamo di lingue morte, parliamo di greco e di latino, che in questa parte dell’anno La lingua genialesembrano aver avuto una spinta in più al loro riconoscimento grazie alla pubblicazione di due libri bellissimi, il primo dei quali è “La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco” che facciamo presentare direttamente dall’autore Andrea Marcolongo anche perché, non conoscendo io il greco (mea culpa, mea maxima culpa) ma solo intuendone l’importanza, non avrei saputo trovare parole migliori. «Lo sappiamo tutti: la prima reazione davanti a un testo in greco antico spazia dalla paralisi al terrore puro. Ho scelto nove ragioni per amare e per raccontare ciò che il greco sa dire in modo unico, speciale, diverso da ogni altra lingua – e sì, per spazzar via ogni paura trasformandola forse in passione. Innanzitutto questo libro parla di amore: il greco antico è stata la storia più lunga e bella della mia vita. Non importa che sappiate il greco oppure no. Se sì, vi svelerò particolarità di cui al liceo nessuno vi ha parlato, mentre vi tormentavano tra declinazioni e paradigmi. Se no, ma state cominciando a studiarlo, ancora meglio. La vostra curiosità sarà una pagina bianca da riempire. Per tutti, questa lingua nasconde modi di dire che vi faranno sentire a casa, permettendovi di esprimere parole o concetti ai quali pensate ogni giorno, ma che proprio non si possono dire in italiano. Ad esempio, i numeri delle parole erano tre, singolare, plurale e duale – due per gli occhi, due per gli amanti; esisteva un modo verbale per esprimere il desiderio, l’ottativo, e non esisteva il futuro. Insomma, il greco antico era un modo di vedere il mondo, un modo ancora e soprattutto oggi utile e geniale. Non sono previsti esami né compiti in classe: se alla fine della lettura sarò riuscito a coinvolgervi e a rispondere a domande che mai vi eravate posti, se finalmente avrete capito la ragione di tante ore di studio, avrò raggiunto il mio obiettivo.”

Viva il latinoL’altro libro, con cui andiamo a concludere questo articolo è “Viva il latino – Storia e bellezza di una lingua inutile”, di Nicola Gardini, e anche questo lo facciamo presentare alla casa editrice che saprà dirne molto meglio di me, che stavolta il latino lo conosco e so già che mi andrei a dilungare oltremodo perché l’ho sempre amato e lo farei imparare dalle elementari… “A che serve il latino? È la domanda che continuamente sentiamo rivolgerci dai molti per i quali la lingua di Cicerone altro non è che un’ingombrante rovina, da eliminare dai programmi scolastici. In questo libro personale e appassionato, Nicola Gardini risponde che il latino è – molto semplicemente – lo strumento espressivo che è servito e serve a fare di noi quelli che siamo. In latino, un pensatore rigoroso e tragicamente lucido come Lucrezio ha analizzato la materia del mondo; il poeta Properzio ha raccontato l’amore e il sentimento con una vertiginosa varietà di registri; Cesare ha affermato la capacità dell’uomo di modificare la realtà con la disciplina della ragione; in latino è stata composta un’opera come l’Eneide di Virgilio, senza la quale guarderemmo al mondo e alla nostra storia di uomini in modo diverso. Gardini ci trasmette un amore alimentato da una inesausta curiosità intellettuale, e ci incoraggia con affabilità a dialogare con una civiltà che non è mai terminata perché giunge fino a noi, e della quale siamo parte anche quando non lo sappiamo. Grazie a lui, anche senza alcuna conoscenza grammaticale potremo capire come questa lingua sia tuttora in grado di dare un senso alla nostra identità con la forza che solo le cose inutili sanno meravigliosamente esprimere.

Buon anno a tutte le lettrici e a tutti i lettori.

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