I principali premi letterari 2016

Visto che i principali premi letterari per il 2016 sono stati assegnati, varrà la pena fare qui un breve resoconto sui libri che hanno avuto l’onore di aver raggiunto il primo posto, un po’ per celebrare delle istituzioni con anni di storia alle spalle che, la si pensi come si vuole, hanno purtuttavia il grande merito di parlare di libri e di farlo in pompa magna, contentendo anche se solo per un brevissimo lasso di tempo il primo posto al calciatore di turno o al fattaccio di cronaca.

Iniziamo quindi col Campiello, decretato solo poche settimane fa, La prima veritàvinto da Simona Vinci con il libro “La prima verità”, edito da Einaudi. Un libro difficile, un libro-denuncia, che apre, squarcia un velo sulla vita, anzi sulla non vita di decine di personaggi della Grecia che si avviava ad affrontare l’ultimo decennio del secolo scorso. Siamo nel 1992 e Angela sbarca a Leros, un’isola dimenticata da tutti e da tutti evitata, uno schizzo di terra sul mare divenuto suo malgrado una prigione, un lager di abbandonati e di reclusi, una prigione popolata da matti e da prigionieri politici, coloro che vanno messi in condizione di non nuocere alla penpensante società greca. Tra questi corpi privati di tutto, Angela dovrà trovare il filo di speranza necessario per ricucire i pezzi di questo orrore, per ridare dignità a queste vite e un senso alla sua, di vita. Simona Vinci torna alla narrativa dopo anni e lo fa nel modo più bello, regalando al mondo un romanzo toccante, commovente, straziante, uno specchio dove ognuno di noi deve guardare per ritrovare se stesso. Qui trovate l’intervista a caldo all’autrice, è breve, non vi preoccupate, ma se invece volete rompere ogni indugio per scoprire gli altri libri, ancora poche parole e ci siamo.

Veniamo quindi forse al principale premio letterario italiano, arrivato alla 70° edizione e brindando con un famoso liquore: il la-scuola-cattolicaPremio Strega. Quest’anno ad accaparrarsi il primo posto è stato Edoardo Albinati con “La scuola cattolica”, un librone in tutti i sensi e non solo per la sua corposità, ben 1300 pagine di leggerezza, ma anche e soprattutto per il suo contenuto: la ricerca spasmodica, a volte ossessiva e ossessionata di dare un senso a una giovinezza, quella dell’autore e quella di un’intera generazione, che è sbocciata e subito morta negli anni ’70 a Roma. Non si tratta esattamente di un libro inchiesta, né tanto meno di dare un perché agli orribili delitti scatenatesi nel cosiddetto Massacro del Circeo, che se non ve lo ricordate lo potete recuperare qui, ma forse di una sorta di confessione da parte dell’autore, vicino ai criminali responsabili in quanto di buona famiglia e in quanto loro compagno di studi al Liceo Classico San Leone Magno di Roma. Uno spaccato sulla Roma bene di quegli anni, un tentativo di spiegare quello scempio: il clima di violenza, la fallita pedagogia dei preti cogli adolescenti rinchiusi in una scuola tutta maschile, la «rappresaglia» simbolica dei maschi sull’universo femminile, l’inversione del decoro borghese, «quello per cui quegli spostati – gli altri ex compagni si riveleranno maniaci suicidi, nazimaoisti piromani, anarchici scoppiati col loro ordigno sul tetto del manicomio – tutte le sere ‹tornano a cena dai genitori›».

the-sympathizerConcludiamo questa breve rassegna con il Premio Pulitzer: vincitore di quest’anno è l’opera d’esordio dello scrittore statunitense di origini vietnamite Viet Thanh Nguyen dal titolo originale, non ancora tradotto in italiano, “The Sympathizer”, un romanzo a più livelli che può essere letto come una storia di spionaggio, di guerra, di immigrazione, di cinema e di film e, perché no?, un romanzo che parla di altri romanzi. È la storia di un bastardo, figlio di un prete arrivato in Vietnam e di una povera ragazza locale, un ragazzo che combatterà per tutta la vita con questa doppia identità che dai suoi genitori gli deriva e che porterà negli Stati Uniti dove andrà a studiare e riporterà poi nel suo paese natale dove sarà inviato come spia e rimarrà al soldo di un generale che sarà poi coinvolto nella produzione di film. Capito qualcosa? Probabilmente no, perché anche io ho dovuto leggere recensioni in inglese per parlarne, ma sarà da qui che prenderemo lo spunto per alimentare la nostra curiosità in attesa di poterlo leggere nella nostra bella lingua.

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