Cade la tegola…

Dopo tanti articoli di speranza, di belle parole e ancor migliori intenzioni, la tegola che da sempre traballa e che è lì lì per venire tegolagiù, alla fine ha ceduto e ha centrato perfettamente la testa. La mia. La tegola è quella della consapevolezza, della conoscenza, ed eccoci quindi a parlare di e a invitare a leggere due romanzi tosti, difficili da digerire, più per il contenuto che per lo stile, un contenuto che noi tutti italiani viviamo ogni giorno, ogni giorno subiamo e deprechiamo, ma che al contempo accettiamo e qualche volta imponiamo, accettandolo e permettendo che si perpetri.

Di cosa parliamo? L’avete capito tutti: del malaffare, dell’inciucio, della corruzione di ogni tipo davanti agli occhi di tutti, che si traduce a tutti i livelli, dalla P2 alla bustarella, dal favore al parcheggio sulle strisce o nel posto disabili. Tutte quelle cose che troppo spesso diventano chiacchiere da bar e un’alzatuccia di spalle anziché trasformarsi in incazzature positive, di quelle che ti fanno informare e agire in prima persona perché le cose cambino.

Ma veniamo ai libri, che è meglio. Il primo che andiamo a presentare è “Numero zero”, l’ultimo romanzo intero di Umberto Eco, numero-zerorecentemente scomparso, e non una delle solite accozzaglie di aneddoti e pensieri sparsi tirate su tanto per fare cassa sulla memoria del caro estinto. Come tutti saprete, e se non lo sapete ve lo dico io, per “numero zero” in editoria si intende un progetto pilota, una prima uscita fittizia, realizzata come brutta copia per sondare le forze messe in campo e l’interesse suscitato da parte del pubblico pagante da un lato e di eventuali inserzionisti paganti anch’essi dall’altro. Ebbene, viene tirata su una redazione un po’ alla bell’e meglio, con professionisti più o meno titolati e l’idea è quella di realizzare 12 numeri zero di una ipotetica rivista dal titolo “Domani”, fatta ad arte a posteriori per rispolverare vecchi casi e presentarli sotto una nuova luce, come se quel fatto dovesse ancora accadere. Quando? Domani, appunto. L’idea è anche interessante, ma poi tutto precipita quando un giornalista della redazione, da sempre in allarme per vere o presunte cospirazioni, intercetta un tema che poi, spulcia spulcia, si rivela essere più grande di lui e per sapere che succede leggetevi il romanzo, ché io non ve lo svelo. Vi svelo però, e anche molto volentieri, che en passant questo testo rivela molto sull’editoria attuale, su come funzionino giornali e telegiornali, su cosa scrivere e quando, su come scrivere e passare informazioni, su come instillare dubbi e su come sia facile ed efficace veicolare verità scottanti confondendole con baggianate di nessuna utilità, su come distruggere progetti giudicati pericolosi per qualcuno semplicemente screditandone l’autore, su cosa debba pensare chi e su cosa sia meglio che il pubblico – noi – sappia o ne resti all’oscuro. Esatto, conoscere le regole del gioco, o anche solo un’infarinatura, vi fa incazzare? Trasformatela in energia positiva, allora!

Digerito Eco, decidiamo di andare avanti su questo sentiero tutto buche, capace di riservare anche notizie positive, a ben guardare e a resistere-non-serve-a-nienteben giudicare. Con “Resistere non serve a niente” di Walter Siti, vincitore del Premio Strega 2013, la situazione si fa improvvisamente drammatica, ma drammatica pesa: il buon Walter si inventa infatti di fare il biografo di uno sciacallo della finanza per sondarne tutti gli aspetti, anche i più controversi. Allora saltano fuori rapporti e fame di potere, intelligenza, astuzia, fortuna certo, ma anche tanto sesso, donne oggetto e prostituzione di alto bordo, sia di uomini che di donne ma anche di bambini, e infine avidità, tanta avidità, tanta da sublimare il concetto stesso di avidità, trascendendola e arrivando a un livello superiore, un livello in cui le persone nemmeno esistono più, è il potere più brutale, spersonalizzato, tradotto su asettiche cifre che appaiono sullo schermo, vite di intere nazioni tradotte in titoli di stato e stati resi sanguinanti e spremuti fino all’osso da geni della finanza creativa, capaci di guadagnare – e guadagnare tanto, cifre impossibili anche solo da immaginare – da magheggi di borsa, indici che salgono e scendono e che sono ormai scorporati, estranei, dall’economia reale, che movimenta solo il 20 % circa della ricchezza globale. E pensate che tutta questa bellezza che vi ho descritto fino ad ora arriva fino a due terzi del libro, quando in tutto questo gioco al massacro fa capolino la malavita organizzata, per la quale i giochini con le pistole rappresentano ormai solo una copertura per le loro reali attività: quali siano e a che vette arriviamo ve lo lascio solo immaginare, e sappiate che non ci arrivereste lo stesso, nemmeno utilizzando la fantasia più sfrenata che potete.

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