Storie di famiglia 2: un salto in America latina

Esatto, ma perché dovremmo andare in America latina per parlare di storie di famiglia? Forse perché ci sono un paio di premi nobel che hanno scritto delle pagine meravigliose che proprio di famiglia parlano, per esempio? Forse perché là possiamo trovare dei romanzi immortali divenuti imprescindibili per la letteratura tutta e del Novecento in particolare? Signore e Signori, preparatevi a fare la conoscenza delle Loro Maestà Gabriel Garcia Marquez e Isabel Allende, che si preparano ad affabularvi – sempre che non lo abbiano già fatto, ma in questo caso una ripassata non può che farvi bene – con i loro capolavori.

“Cent’anni di solitudine”, di Marquez è forse il principale Cent'anni di solitudinerappresentante di quel realismo magico in cui si può incanalare anche “La casa degli spiriti” della Allende: uno stile sospeso, a metà tra narrazione oggettiva e sogno, dove eventi appartenenti ai mondi della realtà oggettiva e della sfera svrannaturale si intrecciano per dar vita ad un universo dove la linea di demarcazione tra la vita e la morte, tra il terreno e il miracoloso spesso è confusa e sfumata. Un regno di pura magia della narrazione, dove la famiglia Buendìa, protagonista del libro di Marquez, viene osservata e raccontata per ben sette generazioni, dalla fondazione della città di Macondo, un villaggio di trecento anime inizialmente, da parte del capostipite Josè Arcadio Buendìa, e poi giù giù tra figli e nipoti, tra malattie, amori e odii, dall’isolamento totale fino alla conoscenza del progresso, con le sue macchine e i grandi sconvolgimenti della storia. Per chi non lo avesse già letto e si approcciasse con una certa superficialità a questo gigante, come feci io a suo tempo, diamo solo un consiglio: prendete carta e penna e costruitevi l’albero genealodico della famiglia Buendìa, il perché lo scoprirete verso la metà del libro, quando gli Aureliano non si conteranno già più e incomincerete a ricordarvi a malapena di chi è chi e in che rapporti stia con gli altri. Io ricordo che nonostante l’avessi letto senza interruzioni e con le migliori intenzioni, verso la metà del libro avevo già perso tutte le coordinate genealogiche e mi ricordo benissimo di aver deciso di abbandonarmi alla magica prosa dell’autore e lasciarmi trasportare dove volesse. In ogni caso una genealogia è recuperabile qui, ma se ve la scrivete da soli, magari ci capite di più.

Con “La casa degli spiriti” lasciamo la Colombia e ci trasferiamo in Cile e ritroviamo quall’atmosfera tra il concreto e il sognante di cui La casa degli spiritidicevamo sopra, anche se in questo caso si incarna nei due capostipiti della famiglia: Esteban Trueba, che nel giro di una vita rimarrà sempre ancorato alla realtà concreta del possesso della terra e della ricchezza, e di sua moglie Clara del Valle, che invece trascorrerà la sua esistenza terrena parlando con gli spiriti e volando sulla sua sedia in giro per la sua stanza; i due hanno tre figli, Blanca e i due gemelli Jaime e Nicolàs, diversissimi sotto tutti i punti di vista. Ma torniamo a Blanca, perché nel frattempo la storia del Cile ha fatto il suo corso e anche il progresso e la modernità sono arrivati, e con loro le idee di uguaglianza sociale e di libertà, e sarà Alba, figlia di Blanca e del rivoluzionario Pedro Terzo Garcia, a doversi frapporre alla violenza del colpo di stato militare e a pagare il prezzo più alto per la sua storia d’amore col capo dei ribelli. Tranquilli, Alba non muore, ma viene sequestrata, imprigionata, torturata e stuprata regolarmente dai militari, patendo quanto di peggio l’uomo possa fare ad un altro uomo. Un libro bellissimo, che vi stregherà dalla prima all’ultima pagina, narrato con maestria e alternando momenti più reali come l’ira e le relazioni extraconigali di Esteban, ma anche la sua ricerca di giustizia, ed elementi assolutamente inspiegabili, come il gigantesco cane Barabbàs o il vecchio cieco Pedro Garcia che rimette a posto tutte le ossa rotte di Esteban Trueba, consentendogli di tornare a camminare laddove la medicina ufficiale si era arresa.

Sono libri sicuramente impegnativi e che, proprio per questo, saprete già che vi mancheranno già sin dalla seconda pagina.

Buona lettura.

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