Viva la Kirghisia

Leggere “Lettere dalla Kirghisia” di Silvano Agosti ha un che di agrodolce, un retrogusto amaro per come le cose sono e una sensazione primaria di dolcezza per come invece potrebbero essere. L’autore, viaggiando in Asia, si imbatte per caso in questo paese dell’anima che è la Kirghisia, un paese che non esiste sulle cartine, ma che è invece presente come un faro illuminante nei cuori di ognuno di noi, uno stato ideale dove non ci sono guerre o malattie, dove le persone sono rispettate e, se lo incontri per strada, puoi fare colazione col presidente e parlare del più e del meno.

Lettere dalla KirgisiaIncreduli? Ci credo, la Kirghisia non esiste, appunto, ma potrebbe farlo benissimo, e probabilmente questo potrebbe non essere nemmeno impossibile come si potrebbe supporre d’istinto. Innanzitutto prendiamo tutte le armi, le andiamo a seppellire e tutti i soldi che servivano alla cosiddetta “Difesa” li dirottiamo su politiche che vadano verso il sostegno alla popolazione che, spinta dal governo alla realizzazione della felicità personale, delle armi non avrà nemmeno più bisogno e non ne sentirà neanche la mancanza per vivere bene. Stessa cosa per la pubblicità, tutti gli investimenti in questo senso andranno a finanziare la garanzia di un pasto al giorno almeno per tutti i cittadini, due per chi ha compiuto i sessanta anni di età e andrà in pensione, che contestualmente potrà godere anche dei trasporti gratuiti e di un sacco di altri benefici. A proposito di pensione, in Kirghisia si lavora tre (3!) ore al giorno, con una proposta di legge di arrivare a due, con un ricco stipendio, perché questo comporta che tutti possano lavorare e al contempo che possano stare sereni, fare altre attività ed esperienze e, se da un lato questo aumenta la produttività, dall’altro va senza dubbio verso la piena realizzazione personale.

A scuola è uno spasso, ci si va dai sei ai sedici anni e si sta tutti insieme, non si studia ma si impara e tutto questo lo si fa frequentando apposite case, dove vengono apprese, tra giochi e momenti di approfondimento volontario, tutte le materie, dalla cucina alle lingue, dalle scienze a come si costruisce una sedia. Le prigioni non esistono e i pochi ladri, risalenti a prima del cambiamento strutturale, devono vestire di giallo e sono condannati a raccontare a tutti quelli che glielo chiedono, che cosa e quando hanno rubato, vergognandosene ed espiando continuamente, tutto questo almeno fino ai sessanta anni.

Le persone, vivendo in questo stato di cose e vedendo realizzata la propria felicità, si ammalano di meno o per niente e quelle Kirghisiapoche trovano accoglienza nell’unico ospedale del paese, dove i pochi medici girano e si occupano dei malati, mentre sono i malati stessi a mandarlo avanti. Inoltre, anche le droghe e la prostituzione sono del tutto assenti: le prime perché semplicemente non se ne sente la necessità e se avete voglia di fare l’amore, basterà segnalarlo con un semplice fiore azzurro sulla giacca e qualcuno risponderà a quell’esigenza. Tornando alla politica, infine, voglio riportare l’unico articolo della Costituzione kirghisa: “Al centro di ogni iniziativa, l’attenzione dello Stato e dei cittadini va innanzitutto all’essere umano”.

Che ne dite? Ce lo facciamo un viaggetto in Kirghisia? O meglio, la portiamo la Kirghisia qua da noi? Difficile? Forse sì, ma in nord Europa ci stanno pensando seriamente e in alcuni casi ci sono già riusciti: infatti se in Svezia stanno pensando di ridurre le ore lavorative giornaliere da otto a sei, in Finlandia la scuola funziona già così, gli studenti sono seguiti nel vivere appieno la propria vita, andando a scuola venti ore alla settimana e non avendo compiti a casa. Risultato? Il livello di istruzione è il più elevato del mondo. Non ci credete? Lo so, sembra incredibile, ma vi prego di guardare questo reportage di Michael Moore, è in inglese e non l’ho trovato in italiano, ma è tratto dal documentario “Where to invade next”, di cui questo è il trailer.

Un altro mondo è possibile, dipende da noi, e fa comunque piacere sapere che esistono posti come la Kirghisia, anche solo se tra le pagine di un libro.

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