La Costituzione della Repubblica Italiana

Era il 1° di gennaio del 1948 quando, dopo un iter nuovo quanto dirompente, entrò in vigore di giovedì la Costituzione della Repubblica Italiana. L’Italia si risvegliò ancora in festa e abbellita da una veste nuova, una veste che dava al giovane stato dignità giuridica internazionale e sovranità al popolo italiano e quindi capacità decisionale autonoma, dopo il ventennio fascista e gli orrori della seconda guerra mondiale.

I primi dodici articoli rappresentano i “Principi fondamentali” (detti anche Principi supremi) della carta stessa e sono la base La-Costituzione-della-Repubblica-Italianadella nostra democrazia, nonché un punto di arrivo che è anche punto di partenza: tra questi cito solo il Principio di Uguaglianza riportato dall’articolo 3, che sancisce che tutti i cittadini hanno pari diritti e doveri di fronte alla legge e pari dignità di svilupparsi come persona umana. Sì, lo so che lo sapete già e che sembra facile, ma tradotto in parole terra terra significa anche che tutti hanno lo stesso diritto alla felicità e alla realizzazione personale e che quindi lo stato deve garantire a me cittadino in difficoltà, la possibilità di vivere la mia vita nel modo più semplice e pieno possibile. Tradotto ancora più nell’esempio quotidiano, significa che lo stato deve abbattere le barriere architettoniche e che, se sono in carrozzina, deve munire tutti gli autobus di relativa pedana per permettere a me l’accesso. Capito che intendevo con l’espressione “punto di partenza”? La Costituzione è un cantiere aperto, un rifugio del diritto pensato appositamente contro ogni prepotenza e prevaricazione da parte di qualunque soggetto, politico o economico che sia. Parliamo del diritto dell’uomo alla vita e infatti l’articolo 2 sancisce che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo“. Tali diritti sono considerati diritti naturali, non creati giuridicamente dallo Stato, ma ad esso preesistenti. Tale interpretazione è riferita alla parola “riconoscere” che implica la preesistenza di un qualcosa.

La Costituzione si articola in due parti, la prima delle quali riporta quali siano i diritti e i doveri dei cittadini, mentre la seconda disciplina l’ordinamento dello stato e come questo funzioni. Si tratta di un libretto di una cinquantina di pagine ognuna delle quali pesa come un macigno, uno smilzo libello da tenere sul comodino accanto al breviario e alla dentiera per poterlo consultare tutte le volte che sentiamo che qualcosa non va, che vogliamo approfondire chi siamo e da dove veniamo, ogniqualvolta siamo desiderosi di essere fieri con la F maiuscola di questa nostra repubblica che quotidianamente disprezziamo, o meglio, siamo portati a disprezzare.

E poi è chiara la nostra Costituzione, è semplice, scevra da artificiosità o arzigogoli legislativi: tutti la possono leggere, anzi, tutti la DEVONO leggere, perché se tutti noi conoscessimo davvero i nostri diritti, molte cose andrebbero diversamente, essendo noi a prenderle in mano direttamente, forti di questa tutela suprema.

Per ogni approfondimento un buon punto di partenza è sempre santa Wikipedia, mentre un libro interessante uscito da poco che focalizza su alcuni punti da tenere in considerazione è senza dubbio “Costituzione!”, di Salvatore Settis.

Amiamo la nostra Costituzione, e ricordiamocene quando ci chiedono di modificarla, perché di sicuro non sarà perfetta e tutto può essere migliorato, ma è anche altrettanto vero che i Padri Costituenti venivano dalla guerra e sapevano che cosa stavano facendo.

Dite la vostra