Premesse per il futuro

Bene, signori, prendiamone atto: questa società così proprio non va e i nodi sembrano venire al pettine tutti insieme. Questo futuro che ci hanno messo davanti agli occhi, questa promessa di crescita inarrestabile che quando si ferma causa tutti ‘sti casini forse potrebbe anche nascondere qualcos’altro, forse potrebbe anche essere il caso di rimettere in discussione qualcosa, di rivedere alcuni punti e di riparlarne tutti insieme. Potrebbe, e potremmo fare davvero molte cose, se solo lo volessimo e lo capissimo fino in fondo, ma quanto siamo consapevoli? Quanto siamo coscienti che che la nostra vita dipende da noi e che è ora che la smettiamo di lamentarci e che è ora di rimboccarci le maniche? Tutti noi.

D’altronde che così non vada e che ci sarebbe molto su cui rimettere le mani credo sia sotto gli occhi di tutti, quindi adesso vi mostro quello che ho scoperto io, che faccio il libraio e che sono l’ultimo che dovrebbe dire agli altri che devono fare, ma tanto per essere smentito e avere un punto di partenza e di confronto, quindi, se avrete la voglia di seguirmi, mi farete enormemente piacere. Preparatevi, ché andiamo a iniziare.

Iniziamo dall’Italia, questo nostro bellissimo e ricchissimo paese che tutti noi disprezziamo con tutte le forze, continuamente Difendere l'Italiabistrattato e sporcato da corruzione, mafie, malaffare, interessi personali e tutto quello che di peggio ci possiamo immaginare e così tanto bene illustrato da quei maledetti giornalisti che sembra si divertano a farci vedere sempre quanto di peggio esista e mai darci anche qualche cosa di bello che ce lo faccia apprezzare e sperare per il futuro. Ecco, intanto iniziamo da qui: spegniamo il televisore, cediamo come stanno le cose e immaginiamoci un modo per farle funzionare meglio. Dunque, in questo compito ci può aiutare Ida Magli, che col suo “Difendere l’Italia”, ma in verità in tutti i suoi libri, fa un’analisi impietosa e cruda dello stato di devastazione che ha raggiunto questa nostra bella repubblica, distrutta e tradita completamente non da un nemico esterno, non dall’impero del male di Vega, ma dai suoi stessi governanti, completamente asserviti ai diktat del mondo economico e finanziario, contro i quali a nulla valgono i cambi di governo, le belle parole e neppure i suicidi della tua stessa gente, che soffre e pate la fame, quasi che tutto questo sia stato scientificamente e scientemente organizzato e preparato. Consigliamo alla lettura del libro, in via preparatoria, questo bell’articolo, che spiega bene bene sia il contenuto, sia anche ciò di cui ci stiamo occupando in questo articolo, e sappiate una cosa: non siete/siamo soli, c’è un sacco di gente che si sta risvegliando, solo che siamo poco organizzati e coscienti di ciò che possiamo ed è possibile fare.

Certo, come inizio mi rendo conto che andiamo subito sul pesante, ma rimanete comodi, la scelta di questo libro non è causale, ma fa parte di un percorso che abbiamo preparato e che continua con il prossimo testo, dal titolo “Derubati di sovranità”, di Derubati di sovranitàGianluca Ferrara, che replica le accuse della Magli e, da un altro punto di vista, ci fa vedere le cose come forse non le avevamo mai viste. Ferrara ha poca voglia di scherzare e spesso va sul punto come un chirurgo, spesso non spendendosi troppo in spiegazioni sulle cause remote, per cui vi consigliamo questo libro da leggere per ultimo, magari quando sarete più informati e potrete fare luce da voi stessi sui punti che possono risultare più oscuri. Ma sicuramente è un libro da leggere e con cui confrontarsi, un libretto piccolo piccolo e denso di tante di quelle cose che lì per lì vi faranno incazzare come scimmie, ma che poi vi daranno una voglia di rivalsa che non sapevate di avere, quella voglia sana di fare qualcosa, qualunque cosa, che non sapevate nemmeno di avere. Ferrara si occupa di sovranità, ma sappiamo che cosa è la sovranità? Ebbene, chiamasi “sovranità” il diritto e il potere che uno stato ha di decidere per se stesso e per i propri cittadini, la popolazione che vive all’interno dei suoi confini, quando è ASSOLUTAMENTE INDIPENDENTE da chiunque di poter decidere e attuare azioni per se stesso. Maggiori e migliori informazioni, come al solito, le trovate su wikipedia cliccando qui. E allora come si spiega che abbiamo perduto il diritto di battere moneta? Come si spiega che ci dobbiamo mettere tutte le volte a pecorina a seconda di quello che decide la Troika e la Merkel? Chi gli ha dato questo potere? Certo, direte voi, è l’Europa e gliel’abbiamo dato noi questo potere. E allora? Non possiamo riprendercelo? Davvero non possiamo rimettere tutto in discussione?

E con questo, parlando di Europa, non possiamo che arrivare diritti diritti all’euro, gran bella cosa in teoria, ma in pratica Le catene del debitodiventata un flagello al pari della peste e passatemi il paragone, ma di morti e miseria ne sta facendo davvero parecchi. Quello che scriverò forse non sarà originale, ma il mio unico intento è di alimentare una discussione se questa cosa, l’euro appunto, sia buona oppure no, perché ripeto, tranne la morte possiamo rimettere in discussione davvero tutto. Che qualcosa non andasse, già nella sua forma teorica ce lo diceva il buon professore Giacinto Auriti, che già dai primi anni 2000 tuonava contro la moneta unica sui canali televisivi locali (su youtube potrete trovare parecchi filmati, che consigliamo caldamente di vedere, anche più di una volta perché per i neofiti possono risultare ostici, ma non disperate, perché serve solo un po’ di pratica) e non solo. Alberto Bagnai si è molto interrogato su questo tema e su chi da questo può trarre giovamento (quo prodest?) e lo spiega in maniera drammaticamente dettagliata in “Le catene del debito”, andando a esaminare scientificamente la nuova forma di schiavitù, quella economica. Perché quando non hai i soldi per dare da mangiare alla tua famiglia non saresti disposto a tutto, anche a costo di perdere un po’ di diritti acquisiti e diventare un po’ più schiavo? Difficile da capire? Bieco complottismo? Decidete voi, ma come chiamate i salari che continuano a scendere a fronte di orari di lavoro che continuano invece a salire, senza poi nemmeno nessuna garanzia che quel lavoro, sottopagato e bestemmiato, domani ci sia ancora? Flessibilità? Ma fatemi il piacere. E allora i nostri genitori che hanno lottato a fare negli anni 60? I nostri nonni per chi hanno perso la vita durante la guerra? Perché i nipoti marcissero in un call center sentendosi in colpa per aver fatto un figlio?

No, signori, qualcosa deve essere cambiato e intanto partiamo dall’euro: per farlo e deciderci definitivamente a toglierci questo stretto collare chiamiamo ancora in causa Alberto Bagnai, che con “Il tramonto dell’euro” di dubbi ce ne lascerà davvero pochi. Il tramonto dell'euroDate un’occhiata al suo blog e vedrete che con uno stile fresco, mai pedante e sempre puntuale e soprattutto ben motivato, sarete in grado anche voi di riuscire a masticare un po’ la difficile materia economica, quegli ultimi tre minuti del telegiornale che troppo spesso trascuriamo con superficialità dicendo che tanto non ne capiamo niente e che è tutto tempo sprecato. No, signori, su questo nostro lassismo c’è gente che ci guadagna miliardi; su questa nostra paura di informarci e di saperne di più, c’è gente che ci studia la notte per inventarsi come fregarci meglio. No, signori, a questo livello l’ignoranza non può più essere una scusa, perché la posta in gioco è alta, altissima. E allora torniamo a bomba dal nostro amico Alberto Bagnai, che con grande calma ci spiega come funzioni il giochino dell’economia, di come certe scelte della UE non tornino e di come piano piano i nostri governi siano diventati meri esecutori dei dettami della BCE, che è una banca PRIVATA e ci presta carta straccia gravata da un interesse da dover restituire. Scoprirete come i nostri destini siano decisi da quattro burocrati non eletti da nessuno se non da un CDA, che fa le leggi per fare in modo che ogni giorno ci impoveriamo un po’ di più, per fare in modo che piano piano, gravati da un debito insostenibile, svendiamo pezzi di Stato e facciamo carta straccia con i diritti per cui i nostri padri e i nostri nonni hanno combattuto e sono morti.

No, signori, c’è bisogno di svegliarci e di pensare a progettare un altro futuro insieme, sicuramente migliore di queste scelte Moneta Locale - Manuale Pratico della Transizioneterribili che vogliono farci passare come inevitabili e assolute. Mi dispiace se con questo articolo ci sono andato giù duro, ma il tempo scorre e di tempo non ne abbiamo: dobbiamo riaccendere la speranza e la scintilla creatrice in ognuno di noi, capire che la nostra vita dipende solo da noi e agire in questo senso. Quando vi sarete informati solo un pelino di più, mi ridirete se secondo voi questo è tutto un pensiero da buttare nel water perché privo di fondamento e frutto del più bieco complottismo: vi aspetto a braccia aperte, ricordate però di portare i fatti, non solo i sentito dire e i sentimenti di pancia della prima ora. Dei fatti si parla e si discute, dell’altro se ne parla con Barbara D’Urso. Di idee possono essercene molte: io intanto ne butto una là, che corrisponde al nome di “Moneta Locale” e per chi è interessato, tra i vari testi consiglio “Manuale pratico della transizioni – Moneta Locale” di Peter North e consiglio anche di leggerlo bene, solo così capirete come hanno fatto in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Inghilterra, dall’Argentina alla Grecia e alla Germania, a riprendersi la propria economia e ridarsi una speranza di futuro. Vi sembra fantascienza? Stupidaggini new age? Liberissimi, ma qui ne va della vostra vita e di quella dei vostri figli, non meriterebbe un’approfonditina? Che poi non è mica detto che sia la soluzione, dico solo che vada valutata.

Suvvia, speriamo di avervi dato materiale sufficiente per riflettere e rimettere in discussione tutte le vostre certezze, a partire da che cosa rappresentino i soldi e come utilizzarli nel modo migliore affinché tutti noi possiamo essere più ricchi, inteso non con il conto in banca gonfio e col macchinone appena lucidato, ma come possibilità di accesso ai servizi e alle cose importanti della vita. Fondamentalmente, una rivoluzione culturale dal basso.

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