Zombie di carta

Oggi ci occupiamo di horror, un tema che non siamo tanto abituati a frequentare, ma che invece permea la nostra cultura più di quanto siamo disposti ad ammettere e, tralasciando certe immagini dei telegiornali o che girano per i telefonini già di bimbi delle elementari, veniamo a parlare di horror classico, un tema anche questo ormai sdoganato anche per un pubblico molto giovane, tra vampiri romantici, streghe benefattrici e licantropi con crisi adolescenziali.

Oggi, signori, parliamo di zombie.

Sì, lo so che lo sapete che cosa siano gli zombie e da dove vengono, comunque una buona ripassatina è sempre accettata e,Pet Sematary come sempre, prendiamo la nostra brava guida di wikipedia per andare a vedere con chi abbiamo a che fare, dove vengono proposte le liste di film, libri, videogiochi e fumetti ispirati dai nostri bravi morti viventi. Tutto sommato, il grande successo che gli zombie hanno adesso viene dal fumetto “The walking dead” del 2003 ed è sempre emblematico che tutto questo abbia a che fare con la fine della società e della civiltà come le conosciamo, dove l’umanità, costretta a difendersi da cadaveri affamati di carne, si riscopra capace di nefandezze e bassezze che di “umano”, come ci piace pensarlo, hanno ben poco. In ogni caso, per quel che mi riguarda, gli zombie hanno iniziato ad avere un senso con “Pet Sematary”, di Stephen King, letto alla giovane età di 15 anni: quel magico boschetto, che sorgeva sopra un cimitero indiano, dove saranno sotterrati un gatto, il figlio e la moglie del medico protagonista, per poi vederli ritornare a casa, in un crescendo di tensione che non si chiude con la fine del romanzo, che infatti resta aperto. Un libro, e un film culto, che ora probabilmente non fanno più paura a nessuno, ma che hanno segnato intere generazioni in tutto il mondo, e che hanno contribuito a rendere più familiare l’idea che chi se n’è andato possa ritornare, magari anche solo per darci un morsetto al cervello. Altro punto interessante prima di andare avanti, è che la colonna sonora del film fu firmata dai Ramones, gruppo metal degli anni ’80, e per chi, in un momento di nostalgia, volesse rivederne il video, questo è il link.

Ma, visto che di esseri senza coscienza che si muovono stiamo parlando, prendiamone in considerazione uno di un altro tipo, Il golemsicuramente un po’ più datato, ma non per questo meno terrificante: stiamo alludendo al golem. A molti questa parola evocherà poco o niente, ma per i nostri nonni o chi viveva ancora più indietro nel tempo, questo essere, creato dalla terra e animato da una combinazione di lettere alfabetiche, una creatura fortemente inserita nel mondo ebraico, dove svolgeva mansioni di fatica e di protezione del popolo eletto stesso, poteva evocare interi universi di magia e mistero. Naturalmente, parlando di alfabeto ebraico, dove le lettere hanno anche connotazione magica, si entra in un discorso lungo e complesso che noi qui nemmeno iniziamo, anzi, rimandiamo a questa pagina per chi volesse iniziare a saperne di più. A noi premerà di più rimarcare come questa figura abbia avuto nei secoli un alone di misteriosa sacralità che ha dato origine a numerose leggende e, conseguentemente, anche a una certa letteratura: l’opera più illustre della quale sarà quel “Il Golem”, di Gustav Meyrink, che, pubblicato nel 1915, ha attraversato i decenni e i secoli e ha trasmesso anche a noi il suo carattere orrorifico e misterioso. Una storia di luce e tenebra, di bene e male, di segreti vissuti e solo immaginati, una storia di omicidi e sparizioni, di amore e ossessioni, una storia che si pensa finita, ma che probabilmente finita non sarà mai, come la leggenda del golem creato dal rabbino Jehuda Löw e nascosto in una soffitta nel centro di Praga.

Dicevamo, gli zombie, e per tornare il più velocemente possibile ai nostri tempi, andiamo a Orgoglio e pregiudizio e zombieprendere forse l’ultima uscita editoriale che parla di morti viventi (anche se in effetti il romanzo originale è uscito nel 2009): “Orgoglio e pregiudizio e zombie”, il classico senza tempo di Jane Austen che è già diventato un film e che ce lo vedremo durante questo 2016. Autore di questo libro reinventato, che, devo ammetterlo, mi incuriosisce non poco – ma ve li immaginate gli zombie nella compassata epoca vittoriana? – è Seth Grahame-Smith, scrittore, fumettista, autore televisivo, sceneggiatore e produttore televisivo statunitense. La storia è una sorta di grottesca parodia splatter in costume di Beautiful, con corteggiamenti, squartamenti, equivoci, arti marziali, innamoramenti e ammazzamenti a go-go, tra sorelle addestrate secondo i dettami ninja e orde di zombie che passeggiano solo per essere decapitate. Sì, direi proprio che trovo l’idea molto interessante, anche perché personalmente proprio non riesco a sopportare tutta la fiction in costume, e quella vittoriana meno che meno: chissà, magari una spruzzata di zombie saprà darle un’aria meno snob. In ogni caso, se volete qualche dettaglio in più, potete leggere qui, mentre chi volesse averne un assaggio, può trovarlo in questa presentazione.

Sembra passato un secolo da quando i Cranberries cantavano “Zombie”, anche se lì stava a indicare l’assenza di una volontà Roma città mortapropria a causa degli orrori a causa della guerra civile irlandese (se volete, la potete riascoltare qui), oggi gli zombie li troviamo in qualunque salsa: qui ne diamo brevemente due esempi prima di proseguire verso la fine di questo articolo. Di zombie è pieno il fumetto, americano certamente, Dodicima anche le matite nostrane si sono volute cimentare a riprendere questo tema e allora ecco che dal cilindro escono due libri entrambi ambientati nella città eterna: “Roma città morta” di Luca Marengo e Giacomo Bevilacqua e “Dodici” di Zerocalcare. Del primo riportiamo: “Tutto inizia con un virus di origine sconosciuta. Rapido e violento, come l’epidemia che ne segue, che trasforma la gente in zombie e Roma, barricata nelle sue antiche mura, è riuscita in qualche modo a sopravvivere sia al virus che all’orda di morti viventi, e i suoi abitanti sembrano aver trovato il modo di riorganizzarsi e tirare avanti. Provando a smettere di sopravvivere, per ricominciare a vivere”. “Dodici” ci catapulta immediatamente in una Roma, a Rebibbia, sotto assedio, dove i protagonisti sono barricati in casa ed usciranno solo quando Er Paturnia proporrà di fuggire con un autobus insieme a tutti gli altri abitanti sopravvissuti del quartiere, mentre Zerocalcare è in coma: una storia di speranza e di amore alla maniera a cui ci ha abituati il giovane fumettista romano, che tra l’altro a Rebibbia ci abita e lì abita anche il suo cuore.

Prima di salutarci, ancora un momento: non possiamo non parlare infatti di “World War Z. La guerra mondiale degli zombie”, World war Zun romanzo di Max Brook: anche qui una malattia trasforma gli esseri umani in zombie, presa per caso da un bambino in Cina, si rivelerà in grado di infettare tutto il genere umano e rivelare tutto quello che la paura può causare, per cui oscenità e terrore Warm Bodiesquotidiano prenderanno sempre più campo tra  gli esseri umani sopravvissuti. Dopo dieci e passa anni vediamo gli uomini sopravvissuti che si sono riorganizzati dove hanno potuto, mentre la terra intorno a queste poche isole sparse per il mondo è completamente devastata o seriamente compromessa dalla guerra ancora in corso. Da questo libro anche un film di successo con Brad Pitt, d’altronde, è la moda del momento. Non tutti gli zombie sono cattivoni in cerca di cervello fresco ed R ne è un esempio: morto fuori con poche, discutibili capacità comunicative, si rivelerà essere ancora capace di provare emozioni, e quando un giorno divora il cervello di un ragazzo, assume dentro di sé anche i suoi ricordi e i sentimenti provati per la di lui ragazza. Sarà questo lo spunto per decidersi a cambiare e a diventare migliore, a diventare un essere umano. Le vicende di R sono narrate da Isaac Marion nel libro “Warm bodies”, da cui è stato tratto l’omonimo film, e sì, lo so, è un romanzetto per ragazzine e sinceramente mi riesce male descriverlo in maniera imparziale, visto che in fondo penso sia solo uno spreco di carta, però alle ragazzine leggere ‘sta roba piace, e chi sono io per obiettare?

Per chi volesse addentrarsi in questo mondo e saperne di più, consigliamo una bella semiautomatica e una buona mira, va bene che gran parte degli zombie sono lenti, ma non si sa mai, e poi consigliamo la rilettura della pagina di wikipedia in cima all’articolo e, se proprio si volesse fare una scrematura, si potrebbe dare un’occhiata ai consigli di questo sito qui.

Buona lettura.

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