Alle ortiche i talent. In alto l’ingegno!

Io odio i cosiddetti talent show, tutti quei programmi che derubano le energie ai giovani illudendoli che basti avere una personalità dirompente e una voce intonata per avere fortuna e fare strada nella vita. Certo impegnandosi e certo facendo sacrifici, ma secondo i nostri beneamati media l’unico possibile impiego del nostro genio interiore va cercato all’interno della trachea all’altezza delle corde vocali. Ebbene, basta! Non ne posso più. Io voglio di più e di più devono volere anche i nostri ragazzi, strozzati dalla crisi da un lato e da sogni vanagloriosi dall’altro: la realtà come sempre è molto più complessa e mi arrogo il diritto di urlare ai quattro venti da questo pulpito informatico che un altro mondo è possibile e che in molti casi è già qui. Basta spegnere il televisore e accendere il cervello. Segue una lista di rimedi da utilizzare contro lo scoramento e il vittimismo, da usare senza timore di eccedere.

La repubblica degli innovatoriPartiamo dall’origine di tutti i talent, quell’X-Factor che garantisce al vincitore dei contratti discografici (almeno stando a quanto si legge qui), trampolino per ammorbare tutti con altre canzoni sull’amore e sulle storie finite male (scusate il veleno, ma ve l’ho detto che non ne posso più di tanta superficialità). Ecco, al posto di X-Factor, il vostro libraio di fiducia vi prescrive a dosi libere, ma almeno tre volte al giorno, “La repubblica degli innovatori”, di Alessandro Rimassa, che crede fermamente che in Italia, malgrado tutto, si possa ancora vivere e sperare, quindi presenta in questa ricerca in giro per il paese, che come vedrete non è l’unica, 85 esempi di start-up originali e innovative, distribuite in 16 diversi settori. Lo fa analizzando scientificamente azienda per azienda, dall’intuizione allo studio, dal “Sì, ci provo!” alla caparbietà necessaria per provarci e per riuscirci, come tutte queste storie insegnano: lo fa facendo anche un passo in più, dando a tutti tutte le informazioni necessarie perché ogni singolo progetto sia replicabile da chiunque e l’idea di uno possa essere così patrimonio di tutti. Un gran bel libro, da leggere e rileggere tutte le volte che il telegiornale ci dice che va tutto male e che non c’è via d’uscita dalla crisi e da questo modo di vivere.

La riscossa

Secondo talent di cui diffidare, non solo di cantanti per la verità, è Italia’s got talent, un calderone che accoglie artisti ed esibizionisti di ogni genere, con la promessa di non so che cosa oltre i cinque minuti di celebrità, un altro format che proviene dall’estero e su cui le rete televisive di tutto il mondo, a corto di idee come noi, si sono buttate a pesce. Ebbene, se anche per voi questi “talenti” lasciano il tempo che trovano, vi consiglio allora di assumere forti dosi de “La riscossa”, di Filippo Astone, una lucida analisi della situazione italiana prima e durante la crisi per individuare punti di forza su cui puntare senza indugio. La riscossa che Astone vede e promuove è basata sull’economia reale e sui lavoratori veri, gente che ogni mattina si rimbocca le maniche e costruisce – o ricostruisce – un pezzettino del paese che vorrebbe, gente che lascia la finanza e la speculazione per guadagni ad ogni costo e che investe nel capitale umano, nella ricerca, nell’eccellenza, nella specializzazione e nella condivisione per veder crescere la propria azienda e la propria comunità insieme. Una ricetta semplice: esportare a tutti i campi il modo che ha reso il made in Italy famoso nel mondo tramite innovazione e personalizzazione del prodotto; scorrendo il libro per trarne alcuni esempi, possiamo trovare molte aziende attive nel campo della chimica, della meccanica avanzata, dei nuovi materiali nonché delle fonti alternative d’energia. Un’altra bella boccata d’ossigeno per chi vuole ancora credere nel nostro paese.

Jugaad InnovationMa noi no. A noi piacciono i saltimbanchi e le canzoncine, ci piace convincerci che gorgheggi e vocalismi ci salveranno dalla povertà, che magari chi mi vede in televisione poi mi ingaggerà e diventerò qualcuno nel magico mondo dello spettacolo e allora sono pronto ad andare anche al fratello poverissimo di quell’Italia’s got talent di cui abbiamo parlato poc’anzi, cioè Tu si que vales, che cito solo qui e non vado avanti perché sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Poi mi riprendo e assumo un paio di gocce dal sapore sicuramente esotico di “Jugaad Innovation”, che sapranno darmi dritte importanti sul mio domani anche qui, infatti come si legge dalla spiegazione del lemma che torreggia in alto sulla copertina del libro qui a sinistra, “jugaad” è un termine hindi con cui si indica “l’arrangiarsi innovativo, una soluzione improvvisata che nasce dall’ingegnosità e dall’intelligenza”, e a noi italiani l’arte di arrangiarsi non è mai mancata. Di gocce adesso ne prendo una decina e scopro un libro che spiega come nei mercati asiatici siano attive realtà per le quali l’innovazione non viene calata dall’alto tramite costose ricerche e investimenti milionari: no, là i CEO delle aziende spingono i dipendenti a ricercare soluzioni economicamente contenute che vengano dal basso. Un libro che spiega all’Occidente quale sia il metodo dei nostri competitor diretti, perché possiamo prendere il buono che c’è e dare alla nostra economia, sia familiare che nazionale, una spinta in più verso la ripresa.

Comincio già a sentirmi meglio, le pillole stanno facendo il loro effetto e comincio a vedere Vivere basso, pensare alto…o sarà crisi veral’orizzonte meno plumbeo, poi però mi rilasso, accendo la televisione, mi imbatto in “The Voice” e mi scopro a fare il tifo sperando che i giudici girino quella maledetta poltrona per coronare il sogno di quella cantante. Il sogno? Ma quale sogno? Diventare “The Voice of Italy”? E poi per fare che, visto che già il giorno dopo nessuno si ricorderà più di me? No, le medicine assunte sono ancora in circolo, ma decido di dare al talent il colpo di grazia con una bella supposta (eh sì, le compresse erano finite, e poi tanto siamo abbastanza abituati, no?) di “Vivere basso, pensare alto… o sarà crisi vera”, di Andrea Strozzi, un libretto piccino che trasporta materiale pesante quale la disillusione da tutte le promesse che il capitalismo o comunque questo modello di sviluppo e di società faceva solo fino a pochissimi anni fa. Ma trasporta anche la speranza, la gaia consapevolezza che un altro mondo sia possibile e che anzi, è a portata di mano, basta avere quelli che sono gli ingredienti di tutti i rimedi che abbiamo preso fino ad ora: convinzione, impegno, caparbietà, fiducia, amore e spirito di collaborazione con gli altri esseri umani.

Impresa impossibileEcco, finalmente la cura ha fatto effetto e mi scopro sulla faccia un sorriso che prima non c’era, penso che adesso mi posso permettere un’altra visione del mondo e comunque, tanto per stare sicuri, prima di andare a dormire mi faccio una tisana ricostituente di “Impresa impossibile”, una bella gita in giro per l’Italia tra voglia di riscatto e successi fatta da Corrado Formigli, un altro libretto agile che fotografa uno Stivale che tiene duro, che non si arrende, che ha forse poca voglia di cantare, ma tanta di lavorare e di rimettere in moto le proprie imprese e le proprie vite.

Quando le cose andranno di nuovo a gonfie vele potremo cantare quanto ci pare e piace, ma sarà di gioia e non di consolazione, cercando paradisi impossibili e promesse non mantenibili.

Salutando tutti, voglio solo aggiungere che questo articolo va a braccetto con questo, pubblicato un po’ di tempo fa, ma che trattava della solita materia, un’altra boccata di fiducia per tutti noi. Ce n’è bisogno.

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