Evviva gli Antenati di Calvino

Che Italo Calvino sia da annoverare tra i classici della letteratura italiana non credo che sconvolga ormai più nessuno, ma che debba essere letto e riletto per poterne apprezzare tutte le finezze e l’amore per il suo lettore, ebbene, questo lasciatemelo ripetere e gridare a gran voce.

Sì, perché il rischio di perdere un autore dalla sintassi accurata e dall’inventiva formidabile oggi come oggi è molto alto, oscurati come siamo dalla moda del momento di romanzi carini sì, ma che non lasciano il segno e spesso passano come acqua sul letto di un fiume.

Calvino invece rimane, la sua bella ed elegante prosa si deposita e diventa ispiratrice e modello a cui tendere. Ecco perché la sua Trilogia degli Antenati va letta, riletta e amata fino a quando “Il visconte dimezzato”, “Il cavaliere inesistente” e “Il barone rampante” non siano diventati davvero patrimonio di ognuno di noi fino in fondo.

Il visconte dimezzatoIniziamo ad affrontare gli Antenati partendo dal Visconte Dimezzato, la cui storia è presto detta: il giovane Medardo, visconte di Terralba, si arruola per combattere gli infedeli, parte e in battaglia rimane vittima di una cannonata che lo divide letteralmente in due. I medici riescono a salvargli la vita, ma quello che ritorna, o almeno, la metà che ritorna in patria è completamente cattiva, sgarbata e malevolente nei confronti dei suoi sudditi, compresa Pamela, una povera pastorella di cui si invaghisce e che vuole sposare. Di Pamela si innamora però anche un altro personaggio misterioso completamente dedito al bene e alla gentilezza da poco apparso a Terralba, che presto si scoprirà essere l’altra metà del visconte Medardo, anch’essa ritornata miracolosamente a casa. La cosa strana è che presto le due metà finiranno con i loro eccessi per infastidire sia l’amata che tutto il popolo e il romanzo finirà con una battaglia tra loro ed una conseguente riunione tramite sutura chirurgica. La morale? Sia il bene assoluto che il male assoluto hanno bisogno della controparte per esistere, pena la non realizzazione di se stesso.

Le tematiche assurdeIl cavaliere inesistente e fantastiche, care a Calvino, incontrate con il Visconte si ritrovano anche nel Cavaliere Inesistente, vera parodia e critica feroce della guerra, dove appunto vengono palesate in modo ironico e divertente tutte le sue contraddizioni, a partire da Agilulfo, il protagonista dall’armatura bianca, che incarna tutti i più alti ideali cavallereschi e belligeranti, ma che risulta essere fatto di sola volontà e che sotto la corazza non ha corpo ed è quindi “inesistente”. La storia narra le gesta di Agilulfo, prima sul campo di battaglia e poi in viaggio da una parte all’altra dell’Europa in cerca della vergine Sofronia per riportare l’onore nella sua casata; la narrazione si sposta anche su altri personaggi che arricchiscono questo romanzo cavalleresco sui generis: Torrismondo, da sempre desideroso di entrare nei Cavalieri del Graal, di cui scopre la vacuità e l’assoluta inutilità, la bella Bradamante che si innamora di Agilulfo per il suo vigore guerriero e il giovane e sognatore Rambaldo, folgorato dall’amore per lei e desideroso di compiere gesta eroiche. Il romanzo è spassosissimo e presenta alcune scenette surreali di grande gusto, come le risse verbali tra i campioni degli eserciti cristiano e arabo, che per colpire meglio utilizzano interpreti per tradurre gli insulti – ma ve lo immaginate? -; il resto vi invito di cuore a scoprirlo da soli, magari anche dando un’occhiata al film che Pino Zac produsse nel 1970.

Il barone rampanteTerminiamo questa cavalcata, è proprio il caso di dirlo, tra gli Antenati di Calvino con il libro più celebre dei tre, quel Barone Rampante che spesso troviamo anche nelle antologie di scuola e che rappresenta l’archetipo del ribelle sociale, quel tipo di persona che non ci sta ad ubbidire alle convenzioni e alle imposizioni e, cascasse il mondo, vuole fare tutto di testa sua. La storia è quella di Cosimo Piovasco di Rondò, dodicenne barone di Ombrosa, che, dopo un litigio col padre, sale su un albero e decidere di non scendere più. E così farà, partecipando dall’alto alla vita della famiglia, aiutando con le sue conoscenze tutte le persone di tutti i ceti che glielo chiedono, conoscendo anche l’amore, per la spagnola Ursula e soprattutto per la bella e capricciosa Viola, la cui presenza tornerà più volte nel racconto. Cosimo vivrà sugli alberi, giorno e notte, estate e inverno, sugli alberi studierà e si interesserà di politica e di vita civile, leggerà e anno dopo anno incontrerà personaggi curiosi e bizzarri, umili e importanti, interagirà con persone del calibro di Rousseau, Napoleone e Zar di Russia. E poi invecchierà sugli alberi, piano piano diventerà debole e si muoverà sempre meno, fino a quando un bel giorno si aggrappa a una fune che pende da una mongolfiera e sparirà per sempre. Uno dei libri più belli e importanti di Calvino, un insegnamento rivolto a ragazzi di tutte le età e un invito a seguire il proprio sogno, a costo di diventare un esiliato che abita sugli alberi, perché ognuno ha la propria strada, e solo seguendola si potrà vivere con quella serenità che rende la vita piena e degna di essere vissuta.

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