I Premi letterari 2015

Il momento dei premi letterari è sempre un momento importante per l’editoria e la letteratura contemporanea e occorre confrontarcisi, quindi riannodiamo il filo interrotto un anna fa con i premi 2014 di cui abbiamo parlato qui, e andiamo ad analizzare i libri vincitori dei principali concorsi italiani.

Iniziamo con l’atteso Premio Strega, il cui vincitore è Nicola Lagioia la ferociacon “La Ferocia”, storia dell’ascesa e del declino di una famiglia barese. La narrazione inizia con l’apparizione di una figura femminile lungo la statale Bari-Taranto che cammina, nuda. Sarà l’ultima volta che Clara Salvemini sarà vista viva, poiché il suo corpo sarà trovato il mattino dopo. Ma che cosa è successo a Clara, prima figlia delle più influente famiglia di costruttori locali? Da qui si dipana la narrazione e l’osservazione, con stile limpido e potente, della famiglia Salvemini, fatta di luci ed ombre, di compromessi e di arrivismo sociale, di segreti e di potere, di  influenze tentacolari che si strutturano e sono pronte a tutto per mantenersi salde. Uno sguardo nel torbido mondo della borghesia dei parvenu, dei nuovi arricchiti, dove bianco e nero significano solo una lunghissima serie di sfumature. Questa è una storia di noi, di oggi, della nostra società, un’istantanea spietata per conoscere e comprendere meglio i nostri tempi.

Niente è come teSara Rattaro, con “Niente è come te”, confeziona un prezioso portagioie e si aggiudica il Premio Bancarella. Abbandoniamo il punto di vista spietato e decidiamo di guardare il mondo da un’altra angolazione, quella di Margherita, qindicenne protagonista di una storia toccante e attuale, che parla di famiglia e di amore con la A maiuscola. Sì, perché Margherita è la figlia di Francesco, che la riabbraccia dopo anni pesanti come macigni durante i quali la moglie l’aveva portata via di casa. Questa è la storia di un padre e una figlia che imparano a conoscersi e a fidarsi l’uno dell’altra, di una figlia perduta e di un padre che fa di tutto per recuperarla. Francesco è sempre presente per lei: è lì quando lei si rinchiude nella sua stanza perché a scuola si sente sbagliata, è lì per ricordarle che le cose importanti si hanno senza doverle cercare e che lei per lui è la cosa più speciale di tutte. Una bellissima storia d’amore che con tocco delicato cerca di appianare gli ostacoli di chi si trova costretto a lottare per avere ciò che ama e per ricordare a tutti, genitori e figli, l’importanza della famiglia e dei ruoli che si vengono ad assumere.

Senti le ranePaolo Colagrande, con “Senti le rane” vince poi il Premio Campiello, sbaragliando l’agguerrita concorrenza con un romanzo molto particolare, la storia raccontata da due amici seduti ai tavolini del bar, di un terzo amico poco più là, una storia avventurosa che parla di viaggi e parla di Dio, parla di bassezza e di santità, parla di grama umanità e di tentativi di elevazione. Ma una delle cose che più colpiscono di questo romanzo è che è divertente. Maledettamente divertente. Scritto con piglio ironico, voluto dall’autore come pastoso e a tratti labirintico, come se il narratore avesse forse bevuto un po’ troppo prima di lanciarsi in digressioni e commenti che c’entrano nella narrazione come il più classico dei cavoli a merenda. Un po’ del tipo di queste righe che state leggendo, che cominciano a non avere più né capo né coda visto che non so più che aggiungere, ma scritte meglio. Molto meglio. Se ne volete avere un assaggio, vi consiglio allora di cliccare su questo link per leggerne un estratto, ma io non mi ritengo responsabile se poi vi venisse voglia di leggerlo tutto, tanto è gradevole la prosa e affabulatorio lo stile.

Tutta la luce che non vediamoTerminiamo questo articolo e questa panoramica sui principali premi letterari nazionale con un premio internazionale per darci un’aria cosmopolita: lo scettro conquistato l’anno scorso dal Cardellino di Donna Tartt va ad Anthony Doerr, autore di “Tutta la luce che non vediamo”. Il libro tratta la storia di due bambini nel periodo della seconda Guerra Mondiale: in Francia vive Marie-Laure e una malattia agli occhi la porterà entro pochi anni alla cecità, vive con il padre fabbro e sarà costretta a rifugiarsi a Saint Malo per scappare dalla guerra. A Saint Malo arriverà presto anche Werner, giovane in missione con la Gioventù Hitleriana, Werner che è albino ed è abilissimo a maneggiare tutto ciò che riguarda la radio. Detto così sembra un polpettone storico che cerca di tirarsi su grazie alla pietà suscitata dai due giovani protagonisti,  ma non è così: i brevi capitoli lungo i quali Doerr intesse la trama sono capaci di far vivere i personaggi con emozione ed intensità e ci trova presto all’interno di un ciclone di sentimenti che ti spinge ad andare avanti fino a che il libro non sia finito. D’altronde, se ha vinto il Pulitzer per la categoria fiction qualche motivo ci sarà e la giuria l’ha commenato così: “Tutta la luce che non vediamo èun romanzo intricato e fantasioso, ispirato agli orrori della Seconda Guerra Mondiale e scritto in brevi ed eleganti capitoli che esplorano la natura umana e la potenza contraddittoria della tecnologia’”.

Per adesso, buona lettura; l’appuntamento con i premi letterari torna tra un anno.

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