Vi offro un giro in una Piccola osteria senza parole

Piccola osteria senza paroleFacciamo che vi offro un giro in macchina e facciamo che vi fidate di me e non mi fate mai domande su dove stiamo andando, nemmeno quando imbocco l’autostrada e la lascio in Veneto; nemmeno quando abbandono le strade più trafficate e mi inoltro per stradine secondarie e sterrate. Nemmeno quando mi fermo davanti al Punto Gilda di Scovazze, due strade in croce e un pugno di case, e vi dico: “Ecco, siamo arrivati.”

“Arrivati dove?”, mi direte voi. Ma io vi avrò già preso per mano per entrare nel bar di Gilda, già di Francone, e vi presenterò uno ad uno gli avventori: Bruno Borin impegnato a inserire pezzi da 500 lire nella magnaschèi La Sopravvissuta, sperando in una vincita miracolosa, i fratelli Sargòn impegnati a ringhiare bestemmie sotterranee mentre giocano a carte, Malattia impegnato a corteggiare la Gilda stessa. Aspettiamo poco e vediamo entrare l’Avvocato Coastantino Paneghèl, che poi avvocato non è, e il suo nuovo amico, il terrone Salvatore Tempesta, personaggio attorno a cui le storie di tutti avranno un’accelerata tanto improvvisa quanto inattesa.

E allora anche il gigante Romeo Perissinotto, per tutti Carnera per la somiglianza col pugile, imparerà l’importanza delle parole giocando al Paroliere e dell’amore trascinato dalla lunatica Silvana Ratuzzi, la matta del paese.

Ma non finisce qui. Piano piano imparerete che questa osteria è speciale e che qui le parole sono poche perché contano di più i gesti, vi emozionerete e forse vi commuoverete, vi divertirete e forse vi unirete a Sante Sorgòn nelle sue colorite imprecazioni di accompagnamento al mondiale dell’Italia negli USA del ’94, o forse parteciperete alla ricerca della torre campanaria del pezzo di foto nella tasca di Tempesta.

Quel che è certo è che amerete questa storia che si snoda in 250 pagine, che vi culla col suo stile fiabesco e che alla fine vi dispiacerà di lasciare Scovazze. Vi dispiacerà parecchio. Un libro narrato a volte a tratti onirici, a volte altamente poetici e a volte prosaici che più prosaici non si può, come l’odore di merda che dagli allevamenti circostanti a volte assale Scovazze come un pugno nello stomaco.

Montiamo in macchina e partiamo: stiamo lasciando la Piccola osteria senza parole.

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