Per uscire da una crisi vecchia servono idee nuove

Molto bene, come state? Passato un buon Primo Maggio? Dite che c’è poco da festeggiare perché di lavoro ce n’è pochino e quello che c’è fa schifo? Che tutto va sempre peggio e che si stava meglio quando si stava peggio e via così di ritornello in ritornello? E allora il vostro libraio, che vi vuole bene, prende il toro per le corna e vi fa vedere che le così sono effettivamente così, ma possono anche nascondere delle belle sorprese a chi vuole informarsi e smettere di credere a quello che dicono i giornali, perché la realtà non è quella che dicono loro, ma tutta un’altra cosa. Incuriositi? Carichi? Bene, allora andiamo a iniziare!

Mappa MundiQuesto bel saggio di Domenico de Masi fa subito al caso nostro perché se il titolo ci può dire poco, il sottotitolo già ci lascia capire qualcosa e che cioè la nostra società, io, voi, tutti, è paralizzata dalla paura, vede che ha lasciato andare uno status quo e non riesce a capire dove voglia andare né con quali mezzi. E in assenza di punti di riferimento che succede? Niente, cioè niente di buono, perché la vita va avanti, ma se manca la consapevolezza e la partecipazione solamente una è la parola che può descrivere il nostro ruolo: vittima. Vittima della politica, vittima dell’economia, vittima del lavoro stesso, vittima di tutto, giù a testa bassa a ringraziare per uno stipendio da fame e un lavoro da schiavo. E allora viene il momento in cui la misura è colma e sentiamo il bisogno sempre più stringente e urgente che qualcosa debba accadere, in attesa di nuovi pascoli che sembra non arrivino mai, schiacciati tra un mondo che non esisterà più e uno che tarda a venire, come se noi non ne fossimo coinvolti in prima persona, ma ne fossimo semplici spettatori. E allora come facciamo a muoverci in questo oceano senza bussola? Questo libro non dà facili risposte, ma pone davanti agli occhi i modelli di sviluppo che l’uomo ha percorso lungo la sua storia cosicché l’inconsapevole navigante possa iniziare a discutere partendo da quello che è stato per vedere quali siano stati gli effetti e decidere di conseguenza: se non proprio una bussola, una mappa degli scogli disseminati qua e là.

Già in un altro articolo (qui) avevamo affrontato la crisi e la responsabilità di ognuno nel gestire questi tempi che certo non sono rosei, ma che non per questo debbano essere necessariamente tragici: infatti oggi ci concentreremoil-futuro-e-nostro sull’importanza della partecipazione personale alla ricerca dell’entusiasmo necessario per intraprendere qualunque percorso e un’altra bella mano ce la dà il libro che vedete qui a destra, il cui titolo già vi fa capire che oggi la frasetta “Eh, ma che posso farci io?” è nostro nemico giurato, perché Io posso farci. Posso farci parecchio. Il perché ce lo spiega proprio Diego Fusaro, “filosofo dell’azione”, che ci racconta di come ci siamo tutti lasciati sedurre da un lassismo sfrenato che ci ha obnubilato le teste e ci ha convinti, noi povere menti dementi, a rinunciare volontariamente a secoli di lotte e di diritti acquisiti a caro prezzo, tutto per poter cadere comodi tra la braccia di chi oggi decide per noi: pochi, pochissimi individui che si ritrovano a gestire un potere gigantesco, immenso. Un potere che siamo NOI ad aver lasciato e che sarebbe il caso di cominciare a reclamare indietro se vogliamo uscire da questo nuovo medioevo pieno di comfort non richiesti né indispensabili che lascia le nostre belle coscienze addormentate nell’ovatta. E mentre noi andiamo in paranoia dovendo decidere se cambiare l’iphone vecchio di qualche mese con il nuovo che costa quasi 900 euro, c’è tutta una macchina da guerra che non aspetta altro che noi ce ne stiamo belli tranquilli in un angolo per toglierci giorno dopo giorno quelle libertà che i nostri padri e nonni hanno raggiunto dando la vita. Siamo a una svolta: una nuova società è possibile, ma non tanto fondata sulla mercificazione e sulle regole di mercato, quanto basata su parametri completamente diversi: quali? “Generosità, umanità, crescita culturale, sviluppo intellettuale, alternative professionali, quotidianità pacificata, ricerca del benessere generalizzato, redistribuzione di risorse, perequazioni materiali, educazione umanistica… Da oggi siamo pronti a discuterne, grazie anche a questo libro.” (qui il link all’articolo completo).

Esatto, se vogliamo togliere le gambe da questa trappola mortale che ci hanno costruito addosso con il nostro disinteressato la-felicita-al-poterebenestare, e vogliamo farlo bene, uscendone a testa alta fieri di essere diventati più partecipi alla vita, più pronti ai bisogni del prossimo, e anche più felici, certo, possiamo andare a chiedere aiuto dall’altra parte del mondo e cercare di capire il lavoro che col suo esempio sta portando avanti giorno per giorno il presidente dell’Uruguay José “Pepe” Mujica. Eh già, un bel personaggio scomodo per l’intera classe politica planetaria, un signore che dopo essere stato guerrigliero e prigioniero per quattordici anni di una delle più feroci dittature del mondo è diventato deputato, senatore, ministro e infine presidente della repubblica, uno che rinuncia al 90% dello stipendio per devolverlo ai poveri, che dimostra quotidianamente cosa significhi pensare al bene comune senza nutrire brame di potere e ricchezza vivendo come un normale cittadino senza privilegi o chissà quali diritti acquisiti. Un libro che racchiude discorsi e interviste, ripercorrendo una vita tanto comune quanto straordinaria, che dimostra concretamente che cosa significhi mettersi in gioco, credere in un ideale ed essere pronti a tutto pur di raggiungerlo, anche a diventare presidente di uno stato. Anche perché, parliamoci chiaro, sia di destra che di sinistra, in questo vuoto piatto che tutto omologa e tutto distrugge, vedere di tanto in tanto un esempio positivo non può che farci bene all’anima.

Questo che state leggende vuole essere un articolo di rottura, che faccia un boato così grande che ci costringa a guardarci dentro SeriesBAW08ALTe capire che abbiamo in noi tutte le risorse per prendere in mano la nostra vita e condurla in salvo, e quindi, forti di questa linea programmatica, andiamo a presentare un altro libro che, come quello appena proposto, ci possa essere di esempio. Infatti in questo nostro strano paese esistono delle persone che, ignorate dai media e dalla massa benpensante, vive seguendo sani principi di onestà e rispetto, e sono parecchie: questo libro porta l’esempio di Raphael Rossi, giovane manager torinese nel settore dello smaltimento dei rifiuti, che, di fronte a una corposa mazzetta, non solo ha detto No, ma ha anche avuto il coraggio di esporsi in prima persona ed è andato a denunciare alla magistratura. Perché è solo grazie ai signori Rossi, (inteso nel senso di persona in generale, non che mi aspetti niente da Vasco Rossi o Valentino Rossi, tanto per dirne due) che riusciremo a portare avanti quella rivoluzione silenziosa fatta di tanti piccoli gesti quotidiani che andrà a scalfire e intaccare lo status quo e l’abitudine. E finalmente dare una spinta al verso opposto di come gira la ruota, impegnandosi tutti in prima persona, con coscienza, conoscenza e consapevolezza, perché non è vero che non si possa fare niente, e finalmente certi e convinti che la rivoluzione che noi tutti stiamo aspettando dipende solo da noi e dal nostro agire di tutti i giorni.

Rimettiamo in moto l'ItaliaArrivati a questo punto possiamo anche azzardarci ad essere ottimisti e prenderci l’impegno di far ripartire le cose, stavolta finalmente sorridenti e pronti ad assumerci le nostre responsabilità. “Rimettiamo in moto l’Italia” parla proprio di questo, ci dice che è falso che l’Italia sia sempre a un passo del baratro, che è falso che abbiamo bisogno di chissà quale messia, mentre la realtà si presenta di tutt’altro tipo: siamo un paese solido, pieno di energie per riprenderci il futuro e per creare ricchezza e vita. Chi afferma il contrario, i media e i politici in primis stanno distorcendo la verità per dei motivi che appaiono drammaticamente chiari: generare paura che a sua volta generi immobilismo e bisogno di aiuto, di salvezza. Questo è meglio spiegato dalle parole dirette dell’autore che presenta il suo libro in questa intervista e il succo anche qui è chiaro. Basta con la paura! Abbiamo bisogno di riprenderci le nostre vite, ma prima di questo di sapere che possiamo farlo e che per noi stessi abbiamo il diritto di lottare e inventarci un altro futuro, perché la vita è nostra e come siamo noi quelli che un bel giorno hanno deciso di delegarla ad altri, così siamo sempre noi quelli che possiamo riprendercela in qualunque momento.

Per concludere questo articolo, il cui scopo è precipuamente quello di invitare tutti a svegliarsi, darsi una scrollata e capire cheAl verde! La sfida dell'economia ecologica tanto c’è da fare per ridare un senso alle nostre vite, vogliamo consigliare un paio di libri che riguardano un campo che potrebbe dare diverse soddisfazioni e possibilità economiche: parliamo dell’economia verde, basata su un rinnovato e ritrovato rapporto con la natura. Il primo di questi testi è sicuramente “Al verde! La sfida dell’economia ecologica”, che punta senza indugio a riscoprire lavori e occupazioni che coniughino economia ed ecologia, il tutto – ma che ve lo dico a fa’? – basato sul rispetto e la sostenibilità. Cito dal libro che secondo Mario Salomone i settori maggiormente coinvolti potrebbero essere “l’agricoltura, l’allevamento, la pesca e la piscicoltura, la gestione delle foreste, l’edilizia, il manifatturiero, i trasporti, i sistemi idrici, la ricerca e sviluppo. l’educazione e formazione, l’informazione e comunicazione…” e chissà quante altre cose ancora.

Il secondo libro di cui vogliamo parlare, il cui argomento riguarda ancora lo sviluppo tramite la natura è “Green Italy”, di Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente. Un libro che parla, con ottimismo e dati alla mano, Green Italyportando gli esempi di aziende e lavoratori che si sono convertiti alla filosofia green, di ripresa possibile e a portata di mano, che parla di persone che, iniziando a vedere le cose sotto un altro punto di vista e con un’altra prospettiva si sono “riciclate” – qui è proprio il caso di dirlo – e reinventate, trovando porte aperte là dove fino a poco tempo prima c’era solo un muro. Estratti dal libro:

“C’è solo una fabbrica a impatto zero. L’energia che usa deriva al cento per cento dal sole. Produce legno, utilizza come materie prime l’anidride carbonica e le sostanze nutritive della terra. I suoi rifiuti sono l’ossigeno e le foglie. È l’albero. Noi ci ispiriamo a quella fabbrica.” Gabriele Centazzo, presidente di Valcucine, azienda che attua una cultura d’impresa all’insegna di etica, ambiente e innovazione.

“Prima abbiamo pulito le nostre acque, poi sono arrivati i riconoscimenti, la notorietà e quindi i turisti.”
Stefano Pisani, attuale sindaco di Pollica e per sei anni vice di Angelo Vassallo, assassinato nella notte del 5 settembre 2010.

Speriamo con tutto il cuore che questo articolo possa dare, o ridare, una seppur piccolissima scintilla di speranza in coloro i quali vedono solo nero davanti a sé, e che passi il messaggio che stare bene principalmente dipende da noi.

Dite la vostra