Sulla censura

Ma sì, visti i tempi che corrono, dove lo spettro del terrorismo internazionale e la protezione delle nostre vite ci vuole costringere al sacrificio volontario e obbligatorio delle nostre libertà personali e della nostra privacy (chi siamo, che cosa ci piace, che cosa acquistiamo, dove ci piace andare) verso un radioso futuro di controllo totale e di pensiero unico, c’è venuto in mente che sarebbe interessante – e lo sarà – parlare di censura.

Come sempre partiamo da Wikipedia per iniziare a inquadrare il problema e qui trovate la spiegazione e alcune tipologie di censura. Non tutte: nostro compito oggi sarà di andare ad analizzare queste ed altre. Con la censura andiamo a toccare un tasto dolente, anzi, molti tasti dolenti, visto che abbraccia o può abbracciare tutti gli aspetti della nostra vita e i libri sono il medium più antico di divulgazione delle idee, di contatto tra pensieri e persone distanti tra loro, cosa che il Potere Costituito – di qualunque tipo esso sia – ha sempre guardato con sospetto, diffidenza, manifesta ostilità.

Andando ad esaminare ciò che è avvenuto nella storia, possiamo dividere l’azione del Censore in due momenti ben distinti: la I libri proibitiprima arriva fino al ‘700 ed è contraddistinta da una preponderante vocazione all’eliminazione fisica dell’elemento da censurare, mentre la seconda parte da allora e dura fino ai giorni nostri. Ci aiutiamo con il libro di Mario Infelise “I libri proibiti” e lo esaminiamo andando a citare direttamente dalla sinossi di copertina, dove viene illustrato chiaramente come si sia configurata la crociata anti-libri dagli inizi fino al Settecento: “Dalla sua invenzione a caratteri mobili alla metà del Quattrocento, la stampa rimase complessivamente libera solo per alcuni decenni. Presto la rapidissima diffusione della Riforma protestante spinse le autorità ecclesiastiche a sperimentare forme stabili di controllo. La censura cattolica in pieno Cinquecento ebbe pesanti conseguenze sulla cultura, soprattutto italiana, in particolare sullo sviluppo del pensiero scientifico, sulla letteratura e sulla diffusione della lettura in volgare. Nel Seicento furono i vari Stati assoluti a intensificare la loro azione, mentre la maggiore laicizzazione della società suscitò importanti trasformazioni. Il pubblico dei lettori fu sempre meno disposto a seguire le prescrizioni grazie anche a un fervido mercato clandestino e mise sempre più a dura prova la capacità di proibire, sino a quando, negli ultimi decenni del Settecento, la libertà di opinione e di espressione divenne uno dei principi cardine della civiltà contemporanea.”

Già, la Chiesa, chi se lo sarebbe mai aspettato, vero? Certo, alla Chiesa le nuove idee non potevano che dar noia e allora via con i Assassini di libriroghi, le purghe, gli autodafè, l’Indice dei libri proibiti e tutto l’armamentario necessario a proteggere gli uomini dalla corruzione e sostanzialmente dalla tentazione di scegliere strade alternative che cercavano nuove soluzioni o semplicemente nuovi modi di pensare. E dopo la Chiesa naturalmente lo Stato, timoroso degli stessi pericoli. E poi i regimi, che spesso uniscono la Chiesa e lo stato, che a qualunque latitudine e in qualunque epoca si sono seriamente rimboccati le maniche nello sforzo di debellare anche la più minima scintilla che potesse accendere un fuoco poi difficilmente gestibile: da Pol Pot a Stalin, da Mussolini a Hitler a Mao e da Franco a Videla, la storia è corollata dagli stessi terribili eventi. Ecco, un rapido excursus lo offre il libro che sta qui a sinistra: “Assassini di libri”, di Fabio Giovannini, che analizza la censura dalle sue origini ai giorni nostri e ci pone di fronte ad una verità imbarazzante, la – chiamiamola così – “buona fede” dei censori. Di censura si può infatti parlare per molte tematiche, per eliminare le tracce di qualunque idea altra, è vero, ma anche per “proteggere” il popolo, la massa lettrice che non sa badare a se stessa, da informazioni pericolose, da strade che non devono essere percorse. L’impronta pedagogica qui è evidente, come pure evidente è che ci debba essere qualcuno che debba decidere per tutti che cosa sia giusto o sbagliato leggere, con il curioso effetto collaterale che i libri messi al bando diventano immediatamente oggetti di culto da ricercare e collezionare, bypassando e travolgendo completamente le intenzioni originarie del censore.

Ehi, aspetta, fermi tutti! Qui stiamo correndo un po’ troppo e rischiamo di perdere il filo del ragionamento. Si era detto sopra I libri sono pericolosiinfatti che fino al ‘700 abbiamo un tipo di censura e che da allora fino ai giorni nostri si apre un altro scenario: parliamo quindi adesso della censura ai giorni nostri e per farlo ci aiuterà il saggio di Pierluigi Battista “I libri sono pericolosi. Perciò li bruciano”, che ci apre anche altri inquietanti scenari. Primo tra questi, chi è che brucia i libri, chi li mette all’indice, chi li condanna: molto spesso si tratta proprio di grandi intellettuali, non di sordide menti subumane, ma scrittori, poeti, ricercatori, non gorilla tuttomuscoli appena scesi dal ramo, e la spiegazione è tanto semplice quanto terribile: i libri sono pericolosi e possono arricchire e corrompere al tempo stesso. Mussolini, Stalin e altri dittatori si vantavano di essere anche grandi lettori, distruggendo così completamente il sillogismo che unisce la magnanimità e la bontà d’animo alla quantità di libri letti. E allora che facciamo? Leggiamo o non leggiamo? Come facciamo a sapere che quelle pagine che abbiamo davanti non ci stiano lastricando la strada verso l’inferno? Beh, di sicuro la salvezza non sarà data dalla scelta di altri che si arrogano il diritto di dirci cosa fare e non fare, che dopo mamma e babbo c’è da fidarsi il giusto, ma sacrosanto resta che dobbiamo essere liberi di poterci confrontare con qualunque testo, analizzarlo con spirito critico e farlo nostro, se lo riterremo giusto, o respingerlo senza appello se sentiamo che quello che leggiamo non ci piace. E lo spirito critico si costruisce col confronto, col dialogo, con l’ascolto e col mettersi sempre in discussione, su una strada senza fine fatta di tante piccole grandi tappe.

Arriviamo quindi adesso al 2015 e parliamo di censura oggi. Anzi, è lecito parlare di censura oggi che sulla carta abbiamo sanciti tutti quei diritti di libertà e di informazione per i quali le generazioni precedenti hanno lottato così duramente? Che Libri scomparsi nel nulla, bernisenso ha parlarne? Allora facciamo un gioco: vi sfido a recuperare una copia di “Imprimatur”. Allora? Trovata? In italiano, intendo, non nelle altre lingue. Peccato, vero? C’avevate creduto e ora vi chiedete Ma come? è un libro di solo 13 anni fa… Volete riprovarci con un altro titolo? No? Va bene. Avete appena avuto una prova di un tipo di censura nuovo, che male si fa anche a chiamare censura. Voglio dire: il libro è uscito, sugli scaffali c’è passato, poi è normale che passa il tempo e che venga soppiantato da titoli più nuovi. Tutto giustissimo, però è anche vero che magari ne siano state stampate pochissime copie e che poi queste siano sparite completamente dalla circolazione non si sa per quale ragione e che adesso siano o introvabili o in vendita a prezzi assurdi. Ripeto, probabilmente sbaglio nel ritenere queste vicende date dalla censura o comunque causate intenzionalmente, ma sta di fatto che alcuni libri sono sempre disponibili e altri no, e poi faccio il paragone con il film di Sabina Guzzanti “La trattativa”, rimasto nelle pochissime sale alla sua uscita solo per pochissimi giorni, e volendo andare ad analizzare, questo è dichiaratamente un film scomodo. Comunque sia, alcuni libri semplicemente spariscono nel nulla e c’è chi della loro ricerca ha fatto una passione, quasi una vera e propria professione: parliamo del senese Simone Berni, Indiana Jones letterario che ha anche scritto diversi saggi sui libri scomparsi e sulla loro ricerca, la copertina di uno dei quali è qui a sinistra, mentre qui potete leggere una sua intervista.

Un altro modo di far perdere le tracce di un libro può anche essere quello di nasconderlo in bella vista e confonderlo in mezzoLa cassaforte degli evasori, falciani alla mole di libri che settimanalmente vengono pubblicati facendolo passare nell’anonimato e aspettando semplicemente che ci si dimentichi di lui. Succede, succede spessissimo, direi sempre. Facciamo un esempio: chi di voi si ricorda il libro “Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI” di Gianluigi Nuzzi? “Benedetto chi?” diranno i più. Già, eppure anche quei documenti fatti filtrare dalle stanze papali all’epoca, parliamo di maggio 2012, fecero tremare le gambe a un po’ di gente e adesso nessuno sa quali siano state le conseguenze di tutto ciò. L’altro esempio lo vedete qui a destra: un libro che svela per filo e per segno come funziona il riciclaggio di denaro sporco, le grandi banche dell’alta finanza e, intuibile già dal titolo, come si possano sottrarre al fisco enormi quantità di denaro in modo tutto sommato legale con la connivenza e la convenienza di tutti i giocatori in campo. Un libro che basterebbe da solo a smascherare una delle più grandi truffe contemporanee e che invece sapete che succederà? Niente. Non succederà proprio niente. Tutti noi, presi dal prossimo scandalo, ci dimenticheremo allegramente di Hervé Falciani e la truffa potrà protrarsi ancora e ancora. Fino alla prossima denuncia, fino al prossimo libro. Questo vale naturalmente anche per i romanzi e tutto quello che viene edito al giorno d’oggi, siano libri, musica, film e tutto quello che vi può venire in mente.

Prima di chiudere, ancora un paio di testi che di censura parlano e che arricchiranno sicuramente le vostre conoscenze in materia: “I roghi dei libri” di Leo Löwenthal e “Libri al rogo” di Lucien Polastron.

Bene, grazie a tutti e attenti a come vi comportate perché potreste finire nella rete della censura ed essere tagliati inesorab

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