Indagine sul Commissario Ricciardi

Il senso del doloreTratti caratteristici: 31 anni, altezza media, un ciuffo ribelle da scostare continuamente dalla fronte, mani sempre in movimento infilate nelle tasche del soprabito, assenza assoluta di cappello, mai indossato, né d’estate, né tanto meno d’inverno. E poi quegli occhi: due occhi verdi che ti scavano dentro fino a strapparti le budella. Questo il ritratto esteriore di Luigi Alfredo Ricciardi, commissario della squadra mobile di Napoli, quello che si vede. Quello che non si vede invece è la sua dannazione: no, non l’intuito del geniale poliziotto che risolve i casi di omicidio su cui indaga, ma quello che lui chiama Il Fatto, la capacità, ereditata dalla mamma, di vedere le anime dei morti di morte violenta costrette a ripetere il momento della loro morte in un grottesco teatrino con un unico spettatore, lui. Circostanza non voluta che lo spinse ad entrare in polizia per cercare di dare un senso a quelle morti e che lo costringe ad una solitudine inaccessibile a tutti, perché nessuno deve essere toccato da quel dolore, nessuno deve esserne contaminato se vuole mantenere un minimo di lucidità mentale.

Nessuno, nemmeno tu, Enrica, che sei da sempre innamorata di questo personaggio schivoLa condanna del sangue che abita di fronte a casa tua e che per lunghi mesi hai scrutato dalla finestra, vi siete scrutati per l’esattezza, perché Ricciardi ti ama, ma è assolutamente inerme di fronte a questo sentimento che non sa gestire e che lo fa comportare in maniera del tutto bizzarra e impacciata, tanto per usare un paio di eufemismi. Eppure vi siete incontrati solo due volte, anzi tre, se vogliamo contare anche l’ultima, il momento in cui ti sei decisa dopo secoli di dolore e lacrime solitarie, ti sei decisa e lo hai sorpreso davanti casa paralizzandolo con il più appassionato dei baci.

E non puoi averlo nemmeno tu, Livia, che lo hai incontrato all’epoca della prima indagine e che ne sei rimasta innamorata, nemmeno tu sai perché. Forse perché lui è così, forse perché per te era una novità non essere corteggiata, tu che sei così bella, così sensuale e quando serve anche così spregiudicata, tu che hai lasciato Roma per inseguirlo fino a Napoli e che da lui non hai mai avuto niente di certo e definitivo. Ma è per questo che Il posto di ognunonon ti arrendi: non sei una stupida vamp, sei una donna intelligente, determinata, sei una che sa cosa significa soffrire e nessun uomo può rifiutarti, figuriamoci questo piccolo commissario napoletano!

Puoi forse aiutarlo tu, brigadiere Raffaele Maione, fedele compagno di mille indagini, silenzioso collaboratore all’altrui ricerca e rispettoso dei suoi silenzi e tormenti. Ricciardi ti è entrato nel cuore dal momento in cui ti stette vicino quando Luca, il primogenito che aveva appena iniziato a percorrere le tue stesse orme di sbirro, fu assassinato con una pugnalata a tradimento e ora sei tu, gigante buono da 120 chili, a vegliare su di lui accompagnandolo in giro per Napoli in tutte le stagioni, sempre rigorosamente a piedi, ché Ricciardi non ama le automobili, questa strana novità del XX secolo, e poi le uniche due vetture del distretto non sono mai disponibili o perché in riparazione o perché privilegio personale per gli affari del questore.

Forse potrai fare qualcosa tu, Rosa, fidata balia che il giovane Luigi Alfredo hai cresciuto e accudito dalla morte del padre primaIl giorno dei morti e della madre poi, i ricchissimi baroni Ricciardi di Malomonte, mica gli ultimi della fila? O forse tu, dottor Bruno Modo, eccellente anatomopatologo compagno di pranzi e casi da risolvere, nonché convinto antifascista sempre sul filo di rischiare il posto o qualcosa ancor di più? O toccherà forse a te, don Pierino Fava, appassionato amante delle lirica e inaspettato ausilio spirituale? Di certo non lo aiuterai tu, vicequestore dott. Angelo Garzo, arrivista e inutile burocrate, né tanto meno tu, Bambinella, mio bel femminiello, tu che che rappresenti solo una fonte inesauribile di informazioni, voci e pettegolezzi.

E allora ci pensi tu, o Napoli, a prenderti cura di questo tuo strano figlio adottivo? Tu che sei sfondo e protagonista con la tua gente, le tue miserie, le tue feste e le tue particolarità. Tu che partecipi al dolore collettivo attraverso il clima e le stagioni: vento gelido d’inverno, caldo asfissiante d’estate e pioggia torrentizia d’autunno. Tu che sembri sempre distante, come fossi un semplice palcoscenico dove i tuoi figli vivono, muoiono, amano e soffrono, e che vedi crescere la pazzia delle camicie nere dei primi anni ’30. Tu che però non perdi occasione per accompagnare i momenti più importanti dei tuoi figli e a Natale e a Pasqua fiorisci a nuova vita, con i segreti del tuo presepe e della tua cucina carichi di storie e simbologie.

Chissà, magari bastano solo una sfogliatella e un caffè al Gambrinus a ridare pace all’anima e a far finta che le cose vadano bene.

Per mano mia I due capitoli conclusivi della serie del commissario Ricciardi: il Natale e la Pasqua.

Vipera

 

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