Vita e malattia: le altre facce dell’amore 1

L’ultima volta abbiamo parlato di felicità e vogliamo continuare questo trend parlando di quello che rende la nostra vita felice, cioè dell’amore. Lo facciamo prendendo spunto non da sciocche storie da rotocalchi o da romanzi rosa da due lire, perché qui vogliamo parlare dell’amore con la “A” maiuscola, quello che nulla chiede e tutto dà. La malattia ci è sembrato allora uno dei contesti più adatti dove poter sperimentare un amore così puro da ridare la speranza e la gioia di vivere: invitiamo quindi tutti ad accompagnarci con le storie narrate da Fulvio Ervas, Gianluca Nicoletti, Diogo Mainardi e Chiara Pelossi-Angelucci.

Se ti abbraccio non aver paura“Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas tratta la storia di Franco e di suo figlio Andrea, affetto da autismo, narra del calvario alla ricerca di cure che diano al figlio una “normalità” che non esiste, perché Andrea è così e basta. Non deve guarire, non deve tornare o diventare “normale”. E allora Franco un bel giorno decide che basta, che suo figlio merita di più, forse essere conosciuto e amato davvero fino in fondo per quello che è. Decide di abbandonare la scienza dei dottori e delle medicine e di partire con suo figlio in un viaggio per il mondo: tre mesi in moto all’avventura in America, per le strade e nella natura, tre mesi in cui sarà Andrea a guarire suo padre insegnandogli ad abbandonarsi alla vita. Un libro bellissimo, su cui potete avere maggiori informazioni in questo servizio della RAI, un romanzo di cui esiste anche la versione “reale” scritta direttamente dai protagonisti, Franco e Andrea Antonello, dal titolo “Sono graditi visi sorridenti“.

Restiamo in tema di autismo con il libro di Gianluca Nicoletti “Una notte ho Una notte ho sognato che parlavisognato che parlavi”, resoconto diretto e non filtrato della vita dell’autore con un figlio che a tre anni ancora non parla e dai comportamenti sempre meno spiegabili in termini di “normalità”, fino alla diagnosi di autismo. Una testimonianza importante, quella di Gianluca Nicoletti, perché porta a galla un problema, ci mostra come la vita possa andare avanti nonostante la nostra presunta ossessione di normalità, e ci racconta tutto, dagli episodi più ilari e simpatici a quelli più sgradevoli della vita che ha deciso di dedicare a suo figlio. E anche questo libro deve servire a trasmettere un messaggio: che la vita è vita, che va presa nella sua sacralità per quello che è e che è ora di smetterla coi falsi moralismi e le strumentalizzazioni. Potete leggere le parole dell’autore in questa bella intervista o direttamente nel suo blog.

La cadutaDi amore è permeato anche il libro di Diogo Mainardi “La caduta”, un padre che deve confrontarsi ogni giorno con la paralisi cerebrale del figlio causato da un medico, ma non si tratta di un libro triste, strappalacrime, tutt’altro. Pensate che la caduta del titolo si riferisce all’episodio in cui la moglie inciampò suscitando l’ilarità prima di Tito, il figlio, poi di Diogo e infine della stessa Anna, la moglie caduta. Improvvisamente l’autore capisce che la situzione è sicuramente grave, ma che niente può essere così triste da privarlo della voglia, del bisogno di ridere e di vivere. Che la normalità è solo un’illusione e che siamo tutti in bilico in precario equilibrio. “Siamo in piedi per casca’”, recita un proverbio che ho sentito qualche tempo fa, e credo che sia proprio vero.

Come vi sarete accorti, i libri presentati sono tutti autobiografici, o quasi: Cento lacrime, mille sorrisinessuno tranne chi lo vive ogni giorno può raccontare e trasmettere meglio un messaggio di speranza e di vita, una prova d’amore così grande. E l’ultimo libro in scaletta, “Cento lacrime Mille sorrisi” di Chiara Pelossi-Angelucci non fa certo eccezione. Anche qui ci troviamo di fronte ad un grave problema della figlia e ad un rimedio che i genitori escogitano per affrontarlo: ogni momento della vita deve essere vissuto fino in fondo, deve essere memorabile e bellissimo. E allora si canta in corsia, si sparla delle infermiere antipatiche, ci si inventano continuamente giochi e scuse per sorridere e poi ci si trova, dopo settanta operazioni e il provvidenziale intervento di un luminare americano, che la malformazione all’esofago è finalmente risolta e che non c’è modo migliore per festeggiare che condividere la gioia trasmettendo il fondamentale messaggio che come viviamo la nostra vita dipende solamente da noi, da quello che decidiamo momento per momento.

Chiaramente l’argomento prosegue prossimamente. Buona lettura a tutti e a presto.

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