Agende Rosse a Santa Fiora: si parla di mafia

Spunto per questo articolo me lo ha dato la lodevole, bellissima, toccante ed emozionante iniziativa/convegno organizzato dal Movimento delle Agende Rosse a Santa Fiora nella tre giorni 7, 8 e 9 agosto. Che cosa sono le Agende Rosse? Forse pensando che l’agenda rossa a cui ci si riferisce è quella trafugata di Paolo Borsellino già possiamo averne un’idea e per chi ancora brancola nel buio questa è la pagina di wikipedia del suo creatore, Salvatore Borsellino, e questo il sito di riferimento.

Falcone e Borsellino

Falcone e Borsellino

Il Movimento si pone il grande obiettivo di promuovere la discussione e la conoscenza della mafia, a tutti i livelli, perché il silenzio uccide e l’ignoranza anche. E invece no! Di mafia si deve parlare, così come si deve parlare di illegalità, malcostume, connivenze, corruzione e tutti quegli affari torbidi che troppo spesso ci troviamo a commentare con un: “Ma che ci posso fare io? Che vuoi? E’ così…” e ci fasciamo gli occhi con una bella benda di comodo fatalismo trito e ritrito e andiamo avanti, speranzosi che i problemi non bussino alla nostra porta o insozzino il nostro orticello. Nessun problema: sono già dentro casa.

La mafia coinvolge tutti e non tanto perché un padrino abiti di fronte a noi, quanto perché è un modo di fare, un accondiscendere a compromessi via via sempre più pesanti e sta a ognuno di noi combatterli (anzi, approfitto per invitare tutti a dirmi se in qualcosa secondo voi sono fallace: sono pronto a prendere i necessari provvedi-menti).

Scorta civica

Scorta civica

Un’iniziativa encomiabile e del tutto nuova si chiama “Scorta Civica”, nata a Palermo per sostenere moralmente il magistrato Nino di Matteo, le cui richieste di scorta per protezione sono rimbalzate l’una dopo l’altra. Un’iniziativa che ha subito trovato l’entu-siasmo di molte persone in tutta Italia, le quali ogni mattina si alzano, fanno colazione e, armate di gazebo e striscioni, sono pronte a presidiare i tribunali di tutte le città dove siano in corso processi di mafia, a sostegno dei magistrati impegnati nelle indagini (maggiori informazioni le potete trovare ovunque, cercando “Scorta civica” su un qualunque motore di ricerca, oppure cliccando qui)

Fuori la mafia dallo stato

Fuori la mafia dallo stato

Quest’evento ha avuto inoltre il grande, immenso merito di porre le persone partecipanti di fronte al grande e terribile dubbio che sullo Stato ci siano delle ombre preoccupanti, ombre che portano a negare la scorta a di Matteo per esempio o comunque la protezione necessaria agli inquirenti, a dilungare e annacquare procedure, a trasferire magistrati “scomodi”, a screditare testimoni chiave, ombre che ci fanno capire che, con le lacrime agli occhi, di questo stato non sentiamo di poterci completamente fidare e che, di contro, ci costringono a informarci, a partecipare in prima persona alla vita di questo paese, a non delegare decisioni che si ripercuotono sulla nostra vita, a capire che a quelle decisioni si debba partecipare e che nessuno debba decidere per noi. Certo, in termini assoluti questa è una buona cosa, ma quant’è alto il prezzo che si è costretti a pagare…

Oggi parliamo di mafia quindi, di mafia e di impegno: lo facciamo iniziando una Volevo nascere ventoimpegnativa carrellata di testi per ragazzi e iniziamo con il bellissimo libro di Andrea Gentile “Volevo nascere vento”, toccante e commovente racconto ispirato alla vita vera di Rita Atria, figlia di un padrino e che diventò testimone di giustizia. Oppure E’ stato la mafia, di Marco Travaglio che, se avete tre ore a disposizione, potete approfondire qui, completamente dedicato alla trattativa Stato-mafia, o anche, se avete voglia di indignarvi un po’ di più, la cronaca della morte del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, narrata magistralmente da Benito Li Vigni in “Morte di un generale“, oppure, se ancora la vostra indignazione non si è trasformata in rabbia, un’ultima spintarella ve la può dare “Un ‘suicidio’ di mafia“, di Luciano Miron, presentato proprio in questa occasione santafiorese, che parla dello strano “suicidio” di Attilio Manca, brillante urologo siciliano che avrebbe deciso di farla finita iniettandosi due dosi di eroina (e rimettendo i tappi alle siringhe) nel braccio sbagliato (era mancino), tutto questo guarda caso dopo aver operato di tumore alla prostata il boss Bernardo Provenzano in incognito.

Onorate società

Onorate società

Bene, conto che a questo punto vi sia venuto un po’ di prurito e voglia di menare le mani; ebbene, fate un respirone, non è ancora il momento e, se mai dovesse venire, prima bisogna studiare, conoscere e sapere. Per questo motivo siamo andati oltreoceano a scomodare John Dickie, che nel suo saggio “Onorate società” vi illustrerà la genesi, le motivazioni e le caratteristiche di mafia, camorra e ‘ndrangheta, le loro differenze e le affinità (qui maggiori informazioni sul testo) e visto che noi il lavoro lo vogliamo fare per bene, citiamo anche l’altro libro dello stesso autore che chiude il cerchio e dal dopoguerra arriva fino ai giorni nostri: “Mafia republic“.

Ma in questo squallido marciume già da tempo qualcosa si sta muovendo: se non lo fanno i piani alti istituzionali lo fanno le basi della società, le persone del popolo, vessate quotidianamente dalla criminalità e ignorate da un vero sistema di lotta all’illegalità, e lo fanno come? Innanzi tutto parlandone, confrontandosi, capendo che da soli siamo e saremo sempre vittime, ma che unendosi invece la forza ce l’abbiamo eccome!

E come si fa?, mi chiederete poi. Bene si fa! Si parte dalle basi, dicendo intanto un secco NO all’estorsione e mettendo al bando il pizzo: in “Addiopizzo” Pico di Trapani e Nino Vaccaro vi spiegano come da un’idea nata al pub sia nata una vera e propria rivoluzione (questo è il link al sito, da consultare assolutamente!). Ma anche gli uomini di chiesa sono parte attiva in questa battaglia, non gli alti prelati su cui ci sarebbe da fare un articolo a parte, ma anche qui i sacerdoti del popolo, che spesso pagano a caro prezzo il loro essere contro, come don Pino Puglisi, la cui storia è narrata in “Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso” da Francesco Deliziosi.

Abbiamo vinto noi

Abbiamo vinto noi

Certo, mi direte, anche questa storia, questa vita, ha avuto un epilogo tragico, ma dobbiamo ricercare i raggi di luce in questo buio totale paralizzante e amplificarli, fino a quando di buio non ce ne sarà più e ricercare gli esempi più forti e costruttivi: ce ne sono tanti, a tutti i livelli e il libro “Abbiamo vinto noi”, di Benny Calasanzio Borsellino, parla di uno di questi: di Ignazio Cutrò e della sua lotta contro la mafia e contro la burocrazia statale, capace di togliergli la scorta, a lui che è stato vittima di intimidazioni e minacce di ogni tipo e che invece ha sempre resistito e denunciato tutto.

Vogliamo chiudere questo articolo con un grido di speranza, con una canzone che vinse Sanremo Giovani nel 2007: per tutti quelli che credono che un altro mondo sia possibile “Pensa“, di Fabrizio Moro.

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