E basta con questa crisi!

Bene, il compito che ci prefiggiamo è decisamente impegnativo, ma noi non ci spaventiamo e lo andiamo ad affrontare di petto. Qual è? Dare una speranza di vita, signori, mostrare che, nonostante la giornaliera mattanza televisiva e non, in questo benedetto paese non tutto è già stato deciso e che vivere si può, VIVERE SI DEVE! Quindi mi ricompongo e vi avviso che anche stavolta andremo lunghi, ma vedrete che ne sarà valsa la pena.

Iniziamo subito ad analizzare il nocciolo della questione e naturalmente partiamo dalle basi, partiamo dalle parole, che spesso contengono più di quanto venga loro ordinariamente attribuito: crisi viene dal greco κρίσις, decisione, ed indica “un cambiamento traumatico o stressante per un individuo, oppure una situazione sociale instabile e pericolosa” (fonte Wikipedia, naturalmente). Esatto, un momento di passaggio, un cambiamento, non la fine del mondo: beninteso, tutti i cambiamenti sono per natura traumatici e difficili, ma questo non significa tanto che la vita finisca, quanto che si evolva.

Vivere in 5 con 5 euro al giorno

Vivere in 5 con 5 euro al giorno

Ed in questo passaggio va da sé che molte cose debbano essere rimodulate, rimesse in discussione, quindi anche i pochi eurini che abbiamo in tasca assumono tutto un altro valore e possono trasformarsi in una ricchezza inaspettata se visti sotto un’ottica diversa. Questo primo testo che proponiamo rappresenta una vera e propria sfida: a volte le soluzioni proposte sono semplici, mentre altre sembrano più piaghe bibliche, ma nel contesto la teoria è chiara, molto chiara, e l’autrice propone le sue ricette di vita anche on line dal suo blog, in cui vi consigliamo di andare per dare un’occhiata. Già, la teoria: di che si tratta? Molto banalmente (forse anche troppo) si tratta di pensare in un modo diverso, spesso andando a riprendere i consigli della nonna che per smacchiare l’olio basta il borotalco e non chimici smacchiatori, che per il bucato si può usare la cenere (il “ranno” vi dice niente?) anziché il Dash o che ci sono soluzioni per la cosmesi assolutamente naturali a costo praticamente zero.

Autosufficienza

Autosufficienza

Esattamente nella stessa direzione va anche “Autosufficienza”, di Acanfora e Sesana, ma anche altri testi che si trovano facendo una semplice ricerca in rete (qui alcune idee trovate nel primo sito che ho visitato). Sarà l’era dell’Acquario appena iniziata, sarà la crisi o sarà quello che volete, ma questo bisogno di cambiamento, che le cose così come stanno non possano continuare, che il sistema stia mostrando preoccupanti cigolii, non bisogna essere premi nobel per accorgersene. E allora ecco un altro libro che vi porta passo passo in un mondo nuovo, che la corsa consumistica ha coperto ma non cancellato, un mondo di rispetto per sé, per gli altri e per la natura, un mondo più a misura d’uomo, dove i bisogni sono reali e non indotti, un mondo di condivisione e di lentezza, un mondo più a misura d’uomo e sicuramente più consapevole.

La decrescita felice

La decrescita felice

C’è ancora qualche dubbio su come il libraio la pensi? Siccome laggiù in fondo alcune timide manine si sono alzate e visto che il quadro deve essere chiaro anche perché stiamo parlando della felicità delle persone, della loro realizzazione in questa vita, proponiamo un altro libro che va in questa direzione: “La Decrescita Felice”, di Maurizio Pallante, un altro testo semplice semplice, la cui associazione di riferimento la trovate qui, che rimette la persona al centro, anzi che invita le persone a rimettersi al centro della propria vita e del proprio benessere, chiedendosi quali siano i valori da portare avanti e mettendo in discussione gli stili di vita che la società odierna ci pone come imprescindibili. Scusatemi, non piace nemmeno a me pontificare, ma l’argomento mi accalora particolarmente.

100 euro bastano

100 euro bastano

La teoria di cui si parlava poco sopra allora qual è se non che ci si deve rimboccare le maniche e inventarsi da soli un futuro nuovo? E’ difficile? Certo che è difficile! E’ impossibile? Può darsi, ma la bella notizia è che tutto dipende da noi, quindi questa potrebbe essere l’occasione che stavamo aspettando per cambiare vita e costruircene una che ci piaccia di più. Per fare questo però di aiuti ce ne sono, pensate all’amico Chris Guillebeau, autore del libro qui accanto, che è partito per il mondo ed ha visitato decine di paesi diversi raccontando storie di persone che si sono messe in gioco e che, magari senza preparazioni particolari, hanno dato vita ad idee basate su passioni, intuizioni, bisogni reali del territorio, creando dal niente, a costi bassissimi, delle imprese vincenti che hanno cambiato radicalmente sia la loro vita che quella del territorio stesso.

L'inventalavoro

L’inventalavoro

Dite voi: sì, tanti begli esempi, ma a me di Tizio che in India si è inventato una polleria vegetariana che mi importa (non è vero, ma qui ci stava bene)? Come faccio a portarlo in provincia di Belluno o di Teramo o di Forlì? Giusto. La fantasia in momenti di pressione, di forte pressione e stress quotidiano come quello attuale, non è che lavori così bene. Proprio per questo eccovi qui un altro testo che invece ci porta nel nostro paese, dove tanti cuori indomiti hanno fatto di necessità virtù e si sono inventati nuove professioni ritagliandosele addosso su misura: ecco quindi nascere il progettista di eventi equo-solidali, il consulente filosofico, l’allenatore e accompagnatore di animali domestici ad eventi specializzati. Fantasia, estro, impegno e nuove professionalità sono alla portata di tutti: e voi, qual è il vostro nuovo lavoro?

Come cambiare il mondo (se il mondo non ti piace)

Come cambiare il mondo (se il mondo non ti piace)

Crisi quindi come cambiamento, abbiamo detto, come nuovo rapporto con la realtà e della stessa scuola di pensiero è anche questo interessante libro di John-Paul Flintoff, che affronta il tema del cambiamento partendo dalla base, iniziando cioè a pensare e ad agire in un modo diverso sin dalle piccole cose, dalle più minuscole. Non tutti siamo infatti destinati a diventare Gandhi o a combattere per i diritti o chissà per quale altro ideale universale, no. Spesso basta invece poco, pochissimo, per cambiare un’abitudine consolidata. Basta quella goccia, unita alla perseveranza e magari ad altre gocce che battano nello stesso punto, per rompere quella pietra, per modificare il corso di quel torrente. Se c’è una cosa di cui dobbiamo ringraziare questa crisi, questo momento storico, è che ci ha fatto vedere, in modo anche drammatico, certo!, che l’uomo non è fatto per stare da solo, che è solo grazie alla socialità e alla condivisione che si possono raggiungere grandi obiettivi di benessere per tutti. Ma per fare questo occorre informarsi, partecipare e decidere tutti insieme. Qui trovate 8 spunti di riflessione

La rivoluzione che stavamo aspettando

La rivoluzione che stavamo aspettando

Chiudiamo questa lunga rassegna che speriamo abbia potuto ridare un piccolo sorriso di speranza a chi si è arreso o sta per farlo con un testo che raccoglie la summa di tutto questo articolo. “La rivoluzione che stavamo aspettando” ci pone infatti di fronte ad una domanda essenziale che si ricollega a molte righe fa: e se questa “crisi” non fosse invece una rivoluzione non riconosciuta che ci porterà in un mondo diverso? Un mondo più consapevole dove sempre più persone si uniranno per raggiungere una massa critica tale da cambiarlo davvero questo mondo riumanizzando la società e le regole dell’economia?

Questa è la nostra sfida, signori, questo è il nostro mondo e la nostra vita: capire e decidere dove andremo dipende solo da noi.

 

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