Libri protagonisti dell’estate

Comincia l’estate e ci sembra cosa buona e giusta dare un po’ di consigli, un po’ di suggerimenti sui libri che potranno farci compagnia durante le ferie e, tanto per cambiare, questo primo articolo sarà incentrato su metalibri, cioè libri che parlano di libri: mi rendo conto di essere un po’ troppo spesso monotematico, ma è più forte di me, mi garba troppo, per cui l’argomento è già sul piatto, chi non è interessato può tranquillamente passare oltre. Per tutti gli altri, benvenuti! Oggi si parla di libri che parlano di libri!

I custodi del libro

I custodi del libro

Il primo testo che vi propongo è bellissimo. Punto. E dovete leggerlo. Ripunto. Sarei tentato di passare al secondo libro, tanto le cose essenziali le ho espresse già, ma mi tirano per la manica della giacca reclamando informazioni poiché si è generata una certa curiosità e allora dovrò approfondire. Va bene, avete vinto voi, però dovrete dirmi al volo che sapete che cosa sia un’Haggadah. Niente? Mhh… Quasi quasi risalgo in cattedra e mi rimetto la puzza sotto il naso, ma siccome lo scherzo è bello quando dura poco, la smetto qui e rimetto le vesti serie. L’Haggadah fa parte della legge orale dell’ebraismo e ne è parte fondante (qui trovate maggiori informazioni); quella di Sarajevo è il codice miniato su cui Geraldine Brooks ha imperniato tutto il libro, che si sviluppa secondo diverse linee temporali: infatti la storia del restauro di questo importante testo è inframezzata da spaccati storici della redazione del testo stesso. Ecco allora che si scopre la storia dell’ala di una farfalla che la restauratrice incontra nel suo lavoro e il momento storico in cui i destini dell’ala e del libro si sono legati, e così via, giù giù fino a chi quel libro lo ha pensato, scritto e composto e colori per miniarlo. Ma vi ripeto, è un libro bellissimo, dotato di grande sensibilità e capacità di trasportare il lettore in mondi diversi per geografia, cultura e momento storico.

La traduttrice

La traduttrice

Rimaniamo in Medio Oriente e il secondo libro proposto quest’oggi ci porta in Libano, a Beirut, presso quella realtà che è sempre in tumulto e in guerra e sembra non debba mai, ma proprio mai, trovare la pace. Questo è infatti lo sfondo e la cornice in cui ci si presenta Aaliya, la libraia protagonista di questa storia, che racconta direttamente al lettore quella che è la sua vita di libraia e la sua passione di tradurre libri dal francese e dall’inglese in arabo, libri che peraltro non saranno mai pubblicati, ma andranno a prendere spazio nel bagno-sgabuzzino. Si tratta di una vera e propria confessione, di azione ce n’è pochissima, un monologo surreale dove la guerra civile e le bombe sono raccontate con la naturalezza della quotidianità più ovvia e i libri e la musica classica sono i protagonisti indiscussi delle pagine del libro e della vita della protagonista. Un flusso di pensieri e parole che vi terrà inchiodati alle pagine per la sorprendente abilità affabulatrice dell’autore.

Storia di una ladra di libri

Storia di una ladra di libri

Giunti a questo punto immagino che posso considerarvi complici di questa mia ossessione di parlare di libri e che possiamo anche fare un passetto avanti. In questo ci aiuterà il libro che presentiamo adesso, “Storia di una ladra di libri”, testo recentemente trasposto in film (qui il link al trailer), la storia di Liesel, una bambina che rischia la vita quotidianamente per salvare i libri dalla distruzione e per nascondere un amico ebreo della follia nazista. Fin qui – mi si perdoni la forzatura – tutto normale, non è la prima volta che siamo di fronte ad un moto di abnegazione e di amore verso la carta stampata così assoluto, ma mi si impone una riflessione. Tutti noi proviamo qualcosa di fronte ad un libro: un senso di sacro per qualcuno, molto meno per molti altri, ma nessuno ne rimane immune; voglio dire, che cosa rappresenta per noi il libro? Solo carta con delle macchie a forma di lettere? Qualcosa di più? E che cos’è questo qualcosa di più che spaventa così tanto i regimi più o meno dichiarati? Come può la LIBERTA’ nascondersi nelle pagine di un libro? Forse tramite la riflessione e le conoscenze trasmesse? Forse c’è di più, forse basta così, ma molto probabilmente avremo modo di riparlarne.

La vendetta del traduttore

La vendetta del traduttore

Bene bene bene, questo che vado a proporvi adesso in chiusura di articolo è un libro davvero singolare, per molti versi un metalibro, per l’appunto, e per molti altri un libro sopra le righe. Anzi, per la verità un libro sopra LA riga, sopra e sotto la riga. Non preoccupatevi, non sono impazzito, la riga di cui parlo esiste realmente nelle pagine del testo di Brice Matthieussent, che di professione fa per l’appunto il traduttore letterario, e separa il testo da tradurre dal pensiero del traduttore. Ancora confusi, vero? Allora mettiamola così: il lavoro di tradurre un testo da una lingua all’altra (TRANS-DUCERE: condurre altrove) è uno dei meno visibili in assoluto, in quanto è l’autore che poi si prende tutti i meriti, mentre quel povero cristo che ha dovuto faticare settimane magari per trasportare da una lingua all’altra una parola, un concetto intraducibile perché nella lingua d’arrivo semplicemente quel concetto non esiste (andateci voi a spiegare agli stranieri che significa “Pasta al dente” e capirete a che mi riferisco), alla fine non verrà ricordato perché semplicemente il suo lavoro è di non comparire, o almeno di comparire discretamente, cioè il meno possibile. E allora che succede se il traduttore si trova di fronte un testo così mediocre che decide di comparire e di modificarlo pesantemente? Nelle pagine de “La vendetta del traduttore” l’ardua risposta. Vi avviso, non è un gialletto da quattro soldi, ma una storia complessa e che vi richiederà concentrazione e passione per capire chi è chi e quanto sia difficile distinguere tra l’autore del libro che avete tra le mani e quello di cui si parla, quello da tradurre per l’appunto.

Buona estate e buona lettura. Alla prossima.

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