Omaggio a Dante

Da qualche parte il genio deve manifestarsi, genio inteso non in senso individuale, ma come spinta interna a creare, a produrre genialità, appunto. L’Italia è un paese che in questo si colloca da sempre abbastanza avanti, nonostante – o grazie a? – i mille intoppi e intrighi e difficoltà di cui il percorso di ognuno è disseminato.

Dante e la Divina Commedia

Dante, il suo viaggio e la sua Firenze

Dante questo lo sapeva benissimo e prova ne sia la di lui vita di impegno e di esule; che poi con la sua Commedia sarebbe diventato un, forse IL, caposaldo della letteratura italiana in primis e mondiale poi, probabilmente a lui non interessava affatto, non era questo lo scopo della sua arte. Ma allora che scopo aveva Dante quando scriveva quelle terzine sublimi? Beh, sicuramente la voglia di mettere a posto alcune cose, almeno leggendo l’opera banalmente come fosse una lista dei buoni e dei cattivi, ma questo non regge. No, non è solo questo. Si tratta del GENIO, signori, del genio che è in ognuno di noi e che scalpita per trovare una via alla sua manifestazione. Per cui c’è chi scrive, chi scolpisce, chi cuce o anche chi si sente realizzato anche solo girando un bullone o intonando una ninna nanna.

Questo articolo è dedicato a due autori che al loro genio hanno attinto per ispirarsi a Dante e produrre due opere in perfette terzine dantesche, in italiano aulico e corredate da un sostanzioso comparto di note a spiegazione dei momenti più importanti.

Inferno, di Tommaso Cerno

Inferno, la commedia del Potere

Uscito l’anno scorso per Rizzoli, Inferno, la commedia del Potere, fotografa impietosamente tutti i protagonisti della Seconda Repubblica, principalmente i politici, ma non solo, e non ne esce un bel ritratto, tanto che il nuovo Inferno, creato ad hoc per tutti i nuovi peccatori che non hanno capito la lezione impartita da Dante nove secoli fa, si apre esattamente sotto Montecitorio. E nell’Inferno di Tommaso Cerno, giornalista, scrittore e opinionista per la TV, c’è spazio per tutti i nuovi politici del dopo Tangentopoli, tutti incontrati nei nove gironi durante il percorso che l’autore dovrà affrontare per conoscere le bassezze più bassezze dell’animo umano, viaggio in cui sarà accompagnato da Andreotti che, novello Virgilio, glielo illustrerà passo dopo passo. Qui l’intervista dell’autore.

Lasciamo gli endecasillabi dedicati all’attualità per incontrarne di altri, rivolti in senso più assoluto (nel significato etimologico di AB-SOLUTUS, sciolto, scollegato, indipendente) ad un’altra e altrettanto importante tematica, la Filosofia, intesa come amore, nume ispiratore di tutta l’opera, per la conoscenza e per una più corretta visione del mondo.

Le tribolazioni del filosofare

Il viaggio tra gli errori nella confusione del mondo

Sarò sincero: quest’opera è così geniale ed elevata che io non mi sento affatto in grado di presentarla senza sminuirla e per questa ragione lascio questa incombenza agli autori, riportando direttamente dalla seconda di copertina: “Le tribolazioni del filosofare è il viaggio allegorico di un Poeta attraverso il buio inferno dell’intelletto, nella spirale dell’errore, alla ricerca di una via d’uscita dalla condizione di stallo e confusione diffusa nella quale sarebbe precipitato. Non sfuggiranno le affinità, sul piano dello stile come su quello dell’architettura complessiva, tra questo poema filosofico e l’Inferno di Dante: là Virgilio, qui Socrate; là i peccati, qui gli errori; là i golosi, gli iracondi, gli eretici, i traditori della patria o del partito, qui gli scettici, i dualisti, i realisti ingenui, i fedeli al linguaggio e ai miti facili. Le annotazioni dei curatori ricostruiscono analogie e divergenze con dovizia di dettagli, ma quale sia esattamente il nesso tra le due opere non è dato di sapere. Quel che è certo è che questa ‘comedia metaphysica’ è una testimonianza autentica. È il poema di una vita. È il viaggio ispirato e ispiratore di chi appetisce all’Amore per la Sapienza e, prima ancora, alla purificazione dell’intelletto: quella purificazione liberatoria di cui in fin dei conti abbisogniamo tutti, anche noi, soprattutto noi, filosofi di nascita ma non di costumi, in questa buia contemporaneità.”

Ma sono così ammirato e grato e invaghito del poema filosofico che è stato appena proposto, che voglio riportare anche due link:

– la presentazione degli autori,

l’approfondimento di Wikipedia.

Buona lettura e buona vita a tutti.

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