Moby Dick

Sono tante le pagine che separano l’inizio della caccia del Pequod alla balena bianca dal suo tragico epilogo, ma davvero tante, e male si spiega come faccia la versione per bambini a comporsi sì e no di 30 pagine, illustrazioni comprese. Bene, cerchiamo di sciogliere il nodo spiegando cosa sia questo libro.

Moby Dick

Moby Dick – La balena bianca

E’ la storia di un uomo e di un equipaggio, del loro viaggio, ma è anche la storia di un’ossessione, di una lucida pazzia che porterà alla rovina. Fin qui niente di strano, ma sappia l’ignaro lettore che la storia comprende circa un terzo del testo: i restanti due terzi sono composti da tutto quello che un uomo deve sapere per diventare cacciatore di balene, ed è solo grazie allo stile sempre vivace nonostante il profondo uso di frasi subordinate che si intrecciano e non danno tregua, che lo stupefatto lettore non ripone il libro nel cassetto già a pagina 6.

Ma tutto questo ha uno scopo: il lettore deve esserci sul Pequod, deve sapere come è fatta una lancia che viene calata all’inseguimento della balena, deve conoscere tutte le classificazioni delle balene e dove queste vivano, quanto olio producano e come si faccia ad estrarlo, financo alla fisiologia dello scheletro e naturalmente al valore di commercio. Poco importa se il lettore vuole l’azione, se vuole la storia, quella ci sarà, ma ogni cosa a suo tempo.

Capitan Ahab

Capitan Ahab

Strano libro questo Moby Dick, strano davvero. Si ha quasi la sensazione che Melville ti voglia far salpare a caccia di balene, o forse vuole solo che tu sappia tutto su questo argomento perché tu sia avvisato, ma non si capisce bene. Forse anche lui, che pure è l’unico sopravvissuto al naufragio salvatosi grazie a una bara, fa parte della follia che circonda Ahab e che seduce e fa impazzire l’equipaggio, perché altrimenti non si capisce come un sol uomo, sia pure il capitano, possa da solo convincere decine di uomini in una impresa impossibile: uccidere Moby Dick.

Tornando alla struttura del libro, fino a quando manca una novantina di pagine alla fine, si alternano la storia che procede e tutto quello che c’è da sapere sulla baleneria come dicevamo, ma a questo punto Melville decide che ora basta, tutto è stato detto e che il destino fatale si debba finalmente compiere. Sono tre i giorni che trascorrono durante la caccia alla balena, dal primo avvistamento alla fine, con attacchi e ritirate da ambo le parti in un concitato climax di tensione e orrore.

Ahab imprigionato

Ahab imprigionato

I segni ci sono e sono tutti sfavorevoli, l’equipaggio è preoccupato, più passa il tempo e più sale la paura che Moby Dick sia davvero il diavolo e che terribile sarà la punizione per averla sfidata. Ma Ahab non ci sta: la sua vendetta deve essere compiuta, quella maledetta balena deve pagare per avergli portato via una gamba tanti anni prima, costi quel che costi, la sua ossessione deve trovare soddisfazione. Ma la balena è furba: si inabissa e torna alla carica, viene colpita e colpisce fino a che tre delle quattro lance sono distrutte. Ahab aspetta che la balena attacchi la sua per saltarle addosso, munito di rampone e furia cieca, la balena si contorce, scende in acqua e risale in superficie e Ahab si ritrova legato e immobilizzato sul suo dorso dalle numerose corde dei ramponi conficcati sulla schiena del leviatano. Ed è forse ancora vivo quando il diavolo bianco carica il Pequod, colpendolo con tanta forza che la prua è perduta e il suo perdersi negli abissi dell’oceano è solo una questione di pochi minuti.

E’ solo a questo punto che viene da chiedersi, di fronte a tanta disfatta, se ne sia valsa la pena e che rappresenti tutta questa storia: chi è Ahab? chi o che Moby Dick? Leggere questo libro è stato faticoso, ma io a queste domande non ho ancora trovato una risposta.

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